venerdì 20 giugno 2014

1971-72 e 1972-73 : Era Vycpalek

1971-1972
Grazie al progetto di Giampiero Boniperti, che imbottì nel 1970 la rosa della Juventus di promettenti giovani (per citarne alcuni, Bettega, Causio, Cuccureddu e Spinosi), la Signora ritornò dopo cinque anni allo scudetto, un anno dopo la tragedia che l'aveva colpita con la morte dell'allenatore Armando Picchi: alla guida della squadra salì il boemo Cestmir Vycpalek, ex-allenatore della Primavera bianconera. Fu uno scudetto sudato e conquistato in volata. Il campionato partì il 3 ottobre 1971, quando la Juve batté l'esordiente Catanzaro (prima squadra calabrese a raggiungere la Serie A). Il via fu una rincorsa tra le due squadre di Milano e le due di Torino, con la Roma ad assistere. Alla fine la spuntò la Juventus che, il 5 dicembre, raggiunse la vetta. Da questo momento alla fine del girone d'andata la capolista perse solo in extremis a Cagliari, il 9 gennaio, quando una papera del portiere Carmignani (che dopo l'errore si mise a piangere) premiò gli isolani a tempo scaduto. Al Milan, diretta inseguitrice, non riuscì l'aggancio e i bianconeri furono campioni d'inverno, due settimane dopo, con due punti di vantaggio sui rossoneri. Il girone di ritorno iniziò male per i torinesi che persero Bettega, colpito dalla tubercolosi, e caddero subito a Catanzaro nella partita che segnò la prima vittoria in Serie A per la squadra calabrese; i bianconeri vennero raggiunti dal Milan e agganciati dal Cagliari di un Riva che sembrava aver ritrovato la forma migliore (i suoi gol alla fine del campionato furono 21, uno in meno di quelli del capocannoniere Boninsegna); la settimana dopo fu però il Milan a cedere alla Fiorentina, e la corsa bianconera poté ricominciare. Ma si fece avanti un nuovo, inatteso avversario, la sorpresa Torino che il 9 aprile agganciò i bianconeri e la settimana dopo volò addirittura in testa, a quattro giornate dal termine, mentre la Juve venne raggiunta in classifica anche dal Cagliari. Decisiva fu la ventisettesima giornata, quando i granata persero a Milano e il Cagliari frenò contro il già retrocesso Varese: una doppietta di Causio e una rete di Tiberio stese i campioni uscenti dell'Inter e, anche se rischiò di compromettere tutto la penultima giornata, la Juventus il 28 maggio batté il Lanerossi laureandosi, per un punto, Campione d'Italia. In zona Uefa la Fiorentina fu protagonista in negativo di una brusca frenata che le fruttò solo quattro punti nelle ultime sei giornate, con il conseguente sorpasso subito ad opera dell'Inter. Per la fortuna dei toscani, comunque, il Milan si aggiudicò in estate la finale di Coppa Italia liberando un posto in Europa per i viola. Al Catanzaro non riuscì il miracolo: all'ultimo turno non seppe approfittare delle sconfitte di Verona e Vicenza, e ritornò in B dopo appena un anno. La retrocessione colpì anche due lombarde: il Varese, schiacciato sul fondo, e il neopromosso Mantova, che vide per l'ultima volta la Serie A. Bene l'Atalanta, neopromossa da decimo posto.

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
Juventus
43
30
17
9
4
48
24
2.
Milan
42
30
16
10
4
36
17
3.
Torino
42
30
17
8
5
39
25
4.
Cagliari
39
30
15
9
6
39
23
5.
Inter
36
30
13
10
7
49
28
6.
Fiorentina
36
30
12
12
6
28
20
7.
Roma
35
30
13
9
8
37
31
8.
Napoli
28
30
6
16
8
27
31
9.
Sampdoria
28
30
8
12
10
23
28
10.
Atalanta
26
30
9
8
13
21
26
11.
Bologna
25
30
7
11
12
28
36
12.
L.R. Vicenza
23
30
8
7
15
30
43
13.
Verona
22
30
4
14
12
21
36
14.
Mantova
21
30
6
9
15
23
39
15.
Catanzaro
21
30
3
15
12
17
34
16.
Varese
13
30
1
11
18
17
42

Data
Incontro
Ris
03/10/1971
Juventus - Catanzaro
4 - 2
17/10/1971
Verona - Juventus
1 - 0
24/10/1971
Juventus - Atalanta
1 - 0
31/10/1971
Milan - Juventus
1 - 4
07/11/1971
Juventus - Roma
2 - 1
14/11/1971
Bologna - Juventus
1 - 2
28/11/1971
Juventus - Napoli
2 - 2
05/12/1971
Juventus - Torino
2 - 1
12/12/1971
Varese - Juventus
0 - 1
19/12/1971
Juventus - Sampdoria
3 - 1
26/12/1971
Juventus - Mantova
2 - 1
02/01/1972
Inter - Juventus
0 - 0
09/01/1972
Cagliari - Juventus
2 - 1
16/01/1972
Juventus - Fiorentina
1 - 0
23/01/1972
LR Vicenza - Juve
1 - 3
30/01/1972
Catanzaro - Juventus
1 - 0
06/02/1972
Juventus - Verona
4 - 0
13/02/1972
Atalanta - Juventus
0 - 0
20/02/1972
Juventus - Milan
1 - 1
27/02/1972
Roma - Juventus
1 - 1
12/03/1972
Juventus - Bologna
2 - 1
19/03/1972
Napoli - Juventus
1 - 1
26/03/1972
Torino - Juventus
2 - 1
02/04/1972
Juventus - Varese
1 - 0
09/04/1972
Sampdoria - Juventus
0 - 0
16/04/1972
Mantova - Juventus
1 - 1
23/04/1972
Juventus - Inter
3 - 0
07/05/1972
Juventus - Cagliari
2 - 1
21/05/1972
Fiorentina - Juventus
1 - 1
28/05/1972
Juve - LR Vicenza
2 - 0
Coppa Italia 1971/72
Girone Eliminatorio 4
29/08/1971
Bari - Juventus
1 - 1
05/09/1971
Juventus - Sampdoria
3 - 1
12/09/1971
Genoa - Juventus
2 - 2
19/09/1971
Juventus - Taranto
4 - 1
Girone Finale A
04/06/1972
Inter - Juventus
3 - 1
08/06/1972
Juventus - Torino
2 - 1
11/06/1972
Juventus - Milan
0 - 1
25/06/1972
Juventus - Inter
2 - 1
28/06/1972
Torino - Juventus
2 - 1
01/07/1972
Milan - Juventus
3 - 2
Coppa UEFA 1971/72
Trentaduesimi di Finale
15/09/1971
Marsa (MAL) - Juventus
0 - 6
28/09/1971
Juventus - Marsa (MAL)
5 - 0
Sedicesimi di Finale
27/10/1971
Juventus - Aberdeen (SCO)
2 - 0
17/11/1971
Aberdeen (SCO) - Juventus
1 - 1
Ottavi di Finale
24/11/1971
Rapid Vienna (AUT) - Juventus
0 - 1
08/12/1971
Juventus - Rapid Vienna (AUT)
4 - 1
Quarti di Finale
07/03/1972
Juventus - Wolverhampton (ING)
1 - 1
22/03/1972
Wolverhampton (ING) - Juventus
2 - 1

1972-1973
Alle volate la Juventus  sembrava aver preso gusto: gli ultimi due scudetti erano arrivati proprio in quel modo (nel 1966-67 e nel 1971-72), e anche nel 1972-73 i bianconeri non fecero eccezione, piazzando un sorpasso che fece tanto clamore quanto quello sull'Inter del 1967, se non addirittura di più. Tra gli artefici del successo, il portiere Dino Zoff e il trentatreenne José Altafini, ingaggiati in estate dal Napoli. Il secondo, in particolare, smentì i suoi detrattori che lo volevano ormai sulla strada del tramonto. Il campionato iniziò il 24 settembre 1972; già una settimana dopo nessuna squadra poteva vantare più punteggio pieno. La prima a uscire dal gruppo di testa, dopo una parentesi della Roma, fu la sorprendente Lazio dell'ex-allenatore del Foggia Tommaso Maestrelli; la squadra, proveniente dalla B, non era molto quotata, eppure seppe resistere e, superata dalle milanesi, le inseguì tenacemente, anche grazie ai gol dell'attaccante Giorgio Chinaglia. Il titolo di campione d'inverno lo vinsero Milan e Juve con 22 punti, uno in più di Lazio e Inter. Il 4 marzo la Juve perse il derby e il Milan, vittorioso a Vicenza, si staccò: un mese dopo, il 7 aprile, perse anche l'anticipo a Firenze e il giorno dopo il Milan volò a più 5, la Lazio a più 2. I bianconeri sembrarono spacciati, ma non mollarono: due settimane dopo, la Lazio batté il Milan e tuttavia su quella partita vi fu un giallo: i rossoneri stavano perdendo 2-1 quando Luciano Chiarugi, a pochi minuti dal termine, realizzò il gol del pareggio. L'arbitro Concetto Lo Bello annullò la rete per fuorigioco, poi giudicato inesistente dalla moviola. Grazie a questa vittoria, la Lazio raggiunse in testa i rossoneri, mentre la Juve, piegando il Lanerossi Vicenza, si portò a meno due. Nelle ultime giornate la situazione fu confusa: la Lazio mostrò segni di cedimento, il Milan non seppe approfittarne appieno e la Juventus provò con successo ad inserirsi. Ad un turno dalla fine, la classifica recitava: Milan 44 punti, Lazio e Juventus 43. I rossoneri in settimana vinsero a Salonicco la Coppa delle Coppe e avevano di fronte la trasferta di Verona, che chiesero inutilmente di posticipare. Il 20 maggio, al Bentegodi, gli uomini di Nereo Rocco crollarono clamorosamente e andarono sotto di quattro gol: il risultato finale fu di 5-3. Clamoroso anche che la Juve, alla fine del primo tempo, perdesse a Roma; lo 0-0 della Lazio a Napoli avrebbe portato allo spareggio tra lombardi e laziali. Il finale fu movimentato: Altafini segnò l'1-1 (e, con tutte le squadre a quota 44, si sarebbe disputato lo spareggio tra Milan, Juve e Lazio) e, quando Cuccureddu ribaltò la situazione segnando il 2-1 a tre minuti dalla fine, la Lazio si lasciò superare dal Napoli. Ma il clamore fu per la caduta dei rossoneri nella "fatal Verona": la Juve vinse il suo quindicesimo scudetto, mentre il Milan si vide sfuggire la tanto sospirata Stella d'oro. La classifica dei capocannonieri fu vinta da tre giocatori, tutti nomi inediti, alla pari con 17 gol: Savoldi del Bologna, Pulici del Torino e Rivera del Milan, al rientro dopo una lunga squalifica inflittagli per aver lanciato pesanti accuse alla categoria arbitrale nel corso della stagione precedente: fu il secondo centrocampista (dopo Valentino Mazzola) a vincere la classifica dei marcatori. Tranquilli i piazzamenti europei di Fiorentina e Inter, quello del Torino arrivò in pratica a novanta minuti dalla conclusione dopo la sconfitta del Bologna a San Siro. Caddero in B schiacciate sul fondo della classifica l'esordiente Ternana, prima umbra in A, e il neopromosso Palermo, mentre lasciò la massima categoria dopo due stagioni l'Atalanta, sopraffatta dalla differenza reti: il 9-3 subito dagli orobici contro il Milan il 15 ottobre è a tutt'oggi la partita con più gol nella storia del girone unico.

Classifica finale
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
Juventus
45
30
18
9
3
45
22
2.
Milan
44
30
18
8
4
65
33
3.
Lazio
43
30
16
11
3
33
16
4.
Fiorentina
37
30
16
5
9
39
26
5.
Inter
37
30
15
7
8
32
23
6.
Torino
31
30
11
9
10
33
21
7.
Bologna
31
30
11
9
10
33
31
8.
Cagliari
29
30
9
11
10
26
28
9.
Napoli
28
30
7
14
9
18
20
10.
Verona
26
30
5
16
9
28
34
11.
Roma
24
30
6
12
12
23
28
12.
Sampdoria
24
30
5
14
11
16
25
13.
L.R. Vicenza
24
30
7
10
13
15
31
14.
Atalanta
24
30
5
14
11
16
33
15.
Palermo
17
30
3
11
16
13
41
16.
Ternana
16
30
3
10
17
14
37





















 Coppa Italia 1°turno gruppo 1

Squadra
Pt
G
V
N
P
RF
RS
DR
1. Juventus
6
4
2
2
0
5
1
+4
2. Varese
5
4
1
3
0
4
3
+1
3. Verona
4
4
0
4
0
1
1
0
4. Novara
3
4
1
1
2
3
3
-0
5. Foggia
2
4
0
2
2
2
7
-5

Secondo turno
Le sette squadre vincitrici di ogni gruppo e il Milan, in qualità di detentore del trofeo, accedono alla seconda fase.
Gruppo A

Squadra
Pt
G
V
N
P
RF
RS
DR
1. Juventus
9
6
3
3
0
12
8
+4
2. Inter
7
6
3
1
2
9
6
+3
3. Bologna
6
6
2
2
2
7
9
-2
4. Reggiana
2
6
0
2
4
4
9
-5

Finale Milan-Juventus 1-1 (5-2 dcr)
Milan : Vecchi - Anquilletti (93' Casone) - Zignoli - Dolci - Schnellinger - Rosato (76' Magherini) - Sabadini - Benetti - Bigon - Biasiolo - Chiarugi. Allenatore Rocco
Juventus : Zoff - Spinosi - Marchetti - Cuccureddu - Longobucco (64' Furino) - Salvadore - Causio - Haller (98' Savoldi) - Anastasi - Capello - Bettega. Allenatore Vycpaleck
Arbitro: Angonese
reti: 15' Bettega - 50' Benetti (rig.)

 Data
Incontro
Ris
24/09/1972
Bologna - Juventus
0 - 2
01/10/1972
Juventus - Verona
1 - 1
15/10/1972
Lazio - Juventus
1 - 1
29/10/1972
Juventus - Milan
2 - 2
05/11/1972
Torino - Juventus
2 - 1
12/11/1972
Juventus - Sampdoria
1 - 1
19/11/1972
Napoli - Juventus
1 - 1
26/11/1972
Juventus - Cagliari
2 - 0
03/12/1972
Juventus - Fiorentina
2 - 1
10/12/1972
Palermo - Juventus
0 - 1
17/12/1972
LR Vicenza - Juventus
0 - 2
24/12/1972
Juventus - Ternana
2 - 0
30/12/1972
Juventus - Atalanta
0 - 0
07/01/1973
Inter - Juventus
0 - 2
21/01/1973
Juventus - Roma
1 - 0
28/01/1973
Juventus - Bologna
2 - 0
04/02/1973
Verona - Juventus
0 - 0
11/02/1973
Juventus - Lazio
1 - 0
18/02/1973
Milan - Juventus
2 - 2
04/03/1973
Juventus - Torino
0 - 2
11/03/1973
Sampdoria - Juventus
0 - 1
17/03/1973
Juventus - Napoli
0 - 0
25/03/1973
Cagliari - Juventus
0 - 1
07/04/1973
Fiorentina - Juventus
2 - 1
15/04/1973
Juventus - Palermo
4 - 1
21/04/1973
Juventus - LR Vicenza
3 - 2
29/04/1973
Ternana - Juventus
2 - 3
06/05/1973
Atalanta - Juventus
0 - 2
13/05/1973
Juventus - Inter
2 - 1
20/05/1973
Roma - Juventus
1 - 2
Coppa Italia 1972/73
Girone Eliminatorio 1
27/08/1972
Juventus - Foggia
3 - 0
30/08/1972
Novara - Juventus
0 - 1
03/09/1972
Juventus - Verona
0 - 0
06/09/1972
Varese - Juventus
1 - 1
Girone Finale A
16/05/1973
Juventus - Reggiana
1 - 1
03/06/1973
Bologna - Juventus
0 - 0
17/06/1973
Inter - Juventus
1 - 1
20/06/1973
Reggiana - Juventus
1 - 2
24/06/1973
Juventus - Bologna
4 - 3
27/06/1973
Juventus - Inter
4 - 2
Finale
01/07/1973
Juventus - Milan
1 - 1
Coppa dei Campioni 1972/73
Sedicesimi di Finale
13/09/1972
Olympique Marsiglia (FRA) - Juventus
1 - 0
27/09/1972
Juventus - Olympique Marsiglia (FRA)
3 - 0
Ottavi di Finale
25/10/1972
Juventus - Magdeburg (GER)
1 - 0
08/11/1972
Magdeburg (GER) - Juventus
0 - 1
Quarti di Finale
07/03/1973
Juventus - Újpesti Dózsa (UNG)
0 - 0
21/03/1973
Újpesti Dózsa (UNG) - Juventus
2 - 2
Semifinali
11/04/1973
Juventus - Derby County (ING)
3 - 1
25/04/1973
Derby County (ING) - Juventus
0 - 0
Finale
30/05/1973
Juventus - Ajax Amsterdam (OLA)
0 - 1

Il primo anno di presidenza di Giampiero Boniperti coincise con il ritorno alla vittoria nel campionato italiano della Juventus. Una squadra giovanissima, portata al successo da Cestmir Vycpalek e rafforzata per l'obiettivo europeo da uomini d'esperienza come Zoff e Altafini, prelevati entrambi dal Napoli.Coppa dei Campioni 72-73: L'Olympique Marsiglia al primo turno non crea problemi, più coriacei negli ottavi i tedeschi orientali del Magdeburgo, comunque superati. Nei quarti l'abbinamento con gli ungheresi dell'Ujpest Dosza sembra molto favorevole ai bianconeri che però a Torino non riescono a sbloccare il risultato. In Ungheria dopo un quarto d'ora la Juve è già sotto 2-0, sull'orlo del baratro, quando entra in azione uno straordinario Altafini che segna il gol della speranza e regala a Anastasi quello della qualificazione. In semifinale gli avversari di Zoff e soci sono i temibili inglesi del Derby County. La Juventus vince la gara di Torino 3-1 con una ripresa molto convincente. Al "Baseball Ground" di Derby i bianconeri si difendono senza affanno, rischiando solo in occasione del rigore calciato fuori da Alan Hinton, e ottengono il visto per la loro prima finale di Coppa dei Campioni. Un anno dopo, sul "Sunday Times", Keith Borsford e Brian Glanville riveleranno un tentativo di corruzione nei confronti dell'arbitro portoghese della partita di Derby, Francisco Marques Lobo. Si saprà però che l'Uefa ha condotto le indagini del caso con la collaborazione della società bianconera, che infatti uscirà "pulita" dalla faccenda. In effetti l'Uefa ha interrogato segretamente Marques Lobo prima della partita di Derby rinnovandogli la fiducia e informando del fatto anche il club inglese. Il 5 luglio 1973 l'Uefa pone fine all'indagine ringraziando la Juve per la collaborazione.

L'Ajax di Stefan Kovacs è la prima squadra dopo il grande Real Madrid di Di Stefano e Puskas a vincere tre Coppe dei Campioni consecutive. L'unica novità rispetto all'anno precedente è rappresentata dal giovane centravanti Johnny Rep, 22 anni, che Kovacs aveva fatto debuttare nella finale di Coppa Inter-continentale contro l'Inde-pendiente, venendone ampiamente ripagato con una doppietta.  Ormai il modello Ajax è diventato un fenomeno  planetario , il  calcio totale è la nuova moda del momento e, oltre ad essere un modulo tattico, si impone anche come rivoluzionario stile di vita. I giocatori olandesi sembrano una rock-band, hanno i capelli lunghi, vestono casual e viaggiano con mogli e fidanzate al seguito. Cruijff e soci entrano in gara negli ottavi di finale contro il CSKA Sofia, facilmente eliminato. Nei quarti è supersfida con il Bayern di Franz Beckenbauer e Gerd Müller: il discorso qualificazione si chiude di fatto all'andata quando, ad Amsterdam, i campioni uscenti trionfano 4-0. Nelle semifinali c'è il Real Madrid. Gli spagnoli escono da Amsterdam con il positivo risultato di 1-2, ribaltabile al Chamartin: il regno dell'Ajax è in pericolo, ma a Madrid i campioni giocano con grande personalità, impongono il loro gioco e la loro superiore classe passando con Muhren: è finale.  A Belgrado l'Ajax trova la Juventus, sospinta dal tifo di oltre ventimila italiani giunti in Jugoslavia; la vigilia degli olandesi è tormentata dalle voci della riapertura delle frontiere in Spagna e dall'intenzione dei club iberici di saccheggiare la squadra olandese. La Juventus si presenta a Belgrado in netto anticipo per preparare l’incontro, dopo aver vinto in modo rocambolesco il secondo scudetto consecutivo. L'Ajax invece arriva a Belgrado all'ultimo istante con mogli e fidanzate al seguito, secondo abitudine. Vycpaleck schiera una squadra votata all'attacco con tre punte, Altafini, Anastasi e Bettega. sostenute da un interno spiccatamente offensivo come Causio. Rep infila Zoff anticipando di testa Longobucco  dopo quattro giri di lancetta e l'Ajax domina i primi venti minuti con il suo gioco armonico. Gli olandesi addormentano il gioco, la Juventus prende in mano le operazioni. I bianconeri meriterebbero forse il pareggio, ma l'Ajax offre una grande prova di maturità. È il canto del cigno dello squadrone olandese, che perderà subito Cruijff (chiamato a Barcellona da Michels) e Neeskens un anno più tardi.  Il libero Blankenburg è un rebus insolubile per la Juve: quando la sua squadra è in possesso di palla diventa un attaccante aggiunto, all'ala sinistra.  Anche la posizione di Cruijff mette in difficoltà i bianconeri, in quanto sovente il campione olandese abbandona il centro dell'attacco portandosi sulla linea dei terzini per impostare le azioni. Non serve così uno stopper di ruolo in marcatura su di lui, che viene preso da Causio quando agisce a centrocampo e da Morini quando fa la punta. Da metà primo tempo la Juve comincia a giocare, mettendo in difficoltà l'Ajax soprattutto sulle fasce. Con il passare dei minuti la pressione della Juve cresce, i bianconeri cominciano a rischiare in difesa, ma l'Ajax regge con grande personalità e maturità.

1972-73
Quella domenica incredibile che incoronò la Juve è forse la volata-scudetto più rocambolesca, con il Milan che prende 5 gol da un tranquillo Verona e i bianconeri  che battono la Roma all'Olimpico in rimonta. Arrivo in volata, arrivo da brivido puro quello che conclude il torneo 1972-73. E ancora oggi lo si ricorda per le circostanze probabilmente irripetibili (forse solo nel 2001-02 successe qualcosa di simile) soprattutto per quanto concerne il thrilling degli ultimi minuti, almeno dal secondo dopo guerra in poi. La classifica aveva premiato il Milan, sia pure di poco, sino al 26° turno quando la Lazio, che lo tallonava, riusciva ad agganciarlo ai 39 punti proprio al termine della sfida diretta all' Olimpico dove i rossoneri cedevano per 1-2 e vedevano Rivera litigare con l'arbitro Concetto Lo Bello. La Juventus, che aveva viaggiato a fari spenti e che dopo la sconfitta a Firenze al 24o turno distava dal Milan capolista cinque punti, infila una serie di vittorie in continuità di slancio, battendo via via Palermo, Vicenza, Ternana, Atalanta, Inter, raggiungendo a una giornata dalla fine la Lazio a 43 punti con un distacco di un punto appena dal Milan. Alla vigilia della conclusione di questo affascinante torneo sono in pochi, nonostante quell'unico punto di differenza, a ritenere il Milan in grave rischio. I motivi sono accettabili sotto l'aspetto della logica di classifica: il Milan è atteso a Verona da una formazione modesta, ormai tranquilla, la Juventus è ospite della Roma e la Lazio del Napoli. All'evidenza si tratta di impegni ben diversi. Non si tiene tuttavia conto della fatica infrasettimanale del Milan, chiamato a Salonicco per la finale di Coppa delle Coppe contro il Leeds il 16 maggio. I rossoneri vincono la Coppa con un gol di Chiarugi in avvio, un gol difeso strenuamente fino all'esaurimento delle energie di una squadra già di per sè vecchiotta. Ben se ne avvede Nereo Rocco, che invano chiede al presidente Buticchi di ottenere uno slittamento di data, perlomeno di una settimana, dell'ultimo turno di campionato. Nulla da fare. Così il Milan, sul terreno veronese, dopo mezz'ora è sotto di tre gol e alla fine rimedia una clamorosa sconditta per 3-5! Clamoroso anche che la Juve, alla fine del primo tempo, perda a Roma; lo 0-0 della Lazio a Napoli avrebbe portato allo spareggio tra lombardi e laziali. Il finale è pazzesco : Altafini segna l'1-1 (e, con tutte le squadre a quota 44, si sarebbe disputato lo spareggio tra Milan, Juve e Lazio) e, quando Cuccureddu ribalta la situazione segnando il 2-1 a tre minuti dalla fine, la Lazio si lascia superare dal Napoli. La Juve vince il suo quindicesimo scudetto, mentre il Milan si vide sfuggire la tanto sospirata Stella d'oro appuntandosi addosso l'etichetta della "Fatal Verona".

Campionato 1971/72: ricordo del clamoroso sfogo (e successiva squalifica record) di Gianni Rivera in seguito agli arbitraggi (secondo lui) anti-Milan che favorirono l'ennesimo scudetto della Juventus :
È il 12 marzo 1972, la lotta per lo scudetto è apertissima: la Juventus, che pure ha perso per una grave malattia il suo alfiere Bettega da qualche settimana, resiste in testa alla classifica, con due punti di vantaggio sulla coppia Milan-Torino. La giornata è cruciale: mentre la Juve gioca in casa col Bologna, sest'ultimo in classifica, i rossoneri sono impegnati sul campo del Cagliari, una grande dell'epoca, che li segue in classifica a un solo punto.  I locali vanno in vantaggio con Gori in avvio del primo tempo, il Milan pareggia con Bigon a inizio ripresa. A tre minuti dalla fine, quando la partita sembra ormai avviata a chiudersi sul pareggio, Riva prende palla in area e cerca di liberarsi di Anquilletti con una mezza rovesciata, non riuscendovi perché la sfera colpisce l'avversario al braccio sinistro, stretto vicino al fianco. Il "mani" appare chiaramente involontario, ma l'arbitro Michelotti, un principe del fischietto, concede il rigore.  Gigi Riva va sul dischetto e non perdona, il Milan perde e scivola a quattro punti dalla Juve, vittoriosa sul Bologna. Il guaio è che due giornate prima, nel big match di Torino con la Juventus, il Milan ha lamentato un colossale rigore a favore, non concesso da Lo Bello, che poi ha candidamente ammesso alla Domenica Sportiva, di fronte alla moviola (che muoveva allora i primi passi), il proprio errore.
Cosi nel dopo Cagliari-Milan Gianni Rivera si presenta davanti ai microfoni e detta, con la sua aria cantilenante e la sua "erre'' moscia, una serie di anatemi da far rabbrividire : “Fino a quando a capo degli arbitri ci sarà il signor Campanati, per noi del Milan le cose andranno sempre in questo modo: saremo costantemente presi in giro. Questo non è più calcio. A parte la nostra comprensibile e incontenibile amarezza, mi spiace per gli sportivi... credono che il calcio sia ancora una cosa seria. Quello che abbiamo subito oggi è una vera vergogna. Credevo che ci avessero fregato già a Torino contro la Juventus, invece ci presero in giro a metà con l'autocritica di Lo Bello in televisione. Purtroppo per il Milan avere certi arbitri è diventata ormai una tradizione. La logica è che dovevamo perdere il campionato. D'altronde, finche dura Campanati non c'è niente da fare: scudetti non ne vinciamo. Io sono disposto ad andare davanti alla magistratura ordinaria, perché ciò che dico è vero: sino alla Corte Costituzionale. Mi hanno rotto le palle. Ha cominciato anni fa un certo Sbardella; sono cose che tutti sanno: è dunque ora che si dicano. Per vincere lo scudetto dovremmo avere almeno nove punti di vantaggio nel girone di andata. In caso contrario davvero non ce lo lasciano vincere, e se lo avessimo saputo non avremmo giocato. È il terzo campionato che ci fregano in questo modo. Sta scritto da qualche parte che il Milan non debba assolutamente raggiungere la Juventus. Fino a questo momento abbiamo trovato tre arbitri che hanno fatto tutto perché restasse sola in testa alla classifica. Se ho raccontato delle storie mi dovrebbero squalificare a vita, ma devono dimostrare che sono state storie. Così non si può più andare avanti; io ho parlato chiaro, non mi sono inventato nulla, ho detto solo cosa si verifica in campo... I casi sono due: o io mi sono inventato tutto e allora mi squalificano a vita, oppure riconoscono di avere sbagliato e bisogna cambiare, sostituire chi non è all'altezza del compito”.
Il 14 aprile 1972, la Commissione disciplinare presieduta dall'avvocato Fuhrmann condanna Rivera, in seguito alla denuncia della Lega del 14 marzo 1972, per le dichiarazioni rilasciate a caldo dal giocatore, nonostante nei giorni seguenti lo stesso Rivera abbia cercato di attenuare le proprie dichiarazioni, spiegando che non aveva inteso accusare Campanati o altri di disonestà, ma di aver parlato soltanto di incapacità, di non aver mai avuto l'idea di assurgere a ruolo  di giudice né tanto meno di accusatore e di aver riferito soltanto alcuni fatti come, secondo lui, veramente accaduti.  Insomma, ha sostenuto di non aver mai mosso accuse agli arbitri di disonestà, corruzione o malafede, ma soltanto di aver accusato Campanati di incapacità a designare gli arbitri per le partite del Milan: che se la disonestà esiste lo deve provare la Federcalcio, non lui, perché non ne ha le prove. Nelle dichiarazioni rilasciate alla commissione, come si ricava dalla sentenza, Rivera ha ribadito di avere detto ai giornalisti che il Milan subisce da tempi errori arbitrali, frutto dell'incapacità degli arbitri stessi oppure di chi li ha designati, escludendo però di avere parlato di disonestà e precisando che le dichiarazioni successive sono state rese quando si è accorto che le prime erano state male interpretate o distorte. La squalifica al termine del giudizio è di quelle pesanti: Rivera viene appiedato a tutto il 30 giugno 1972. cioè fino al termine della stagione, perdendo così il finale di campionato e di Coppa Italia, del Milan e pure la Nazionale.
Rivera scoprirà solo 30 anni e oltre più tardi che la Juve non aveva colpe e che gli arbitri non volevano favorirla, ma che c’era davvero un arbitro che ce l’aveva con lui perché voleva vendicarsi  di alcuni rigori concessi al rossonero che poi alla moviola erano risultati inesistenti e con i quali il Milan aveva ottenuto importanti vittorie. Peccato che intanto  il sentimento antijuventino iniziò a radicarsi  dopo essersi sopito per qualche anno, e da allora è stato un crescendo esponenziale.

Vita grama, per Ivanhoe Fraizzoli, generoso presidente dell'Inter, convinto che dopo lo scudetto bastasse un rincalzo per l'attacco (il modesto centravanti del Napoli, Ghioper tentare il bis e puntare alla Coppa dei Campioni, anziché un generale rimescolamento di carte. La squadra è logora e Invernizzi non ha più la carica vincente dell'anno prima. Gli va bene in Europa, anche grazie alla lattina in testa a Boninsegna a Mönchengladbach e alla conseguente ripetizione del match col Borussia negli ottavi dove l’inter era stata umiliata e distrutta 7-1. Così la squadra in campionato si adagia, tra una goleada clamorosa e una sconfitta inopinata, puntando tutte le fiches sulla Coppa dei Campioni. In finale, i nerazzurri affrontano il "mostro" Ajax sentendosi battuti in partenza e paghi del secondo posto, concedendo il 2-0 agli avversari. 

STAGIONE 1971-72.
Il 13 Luglio del 1971 è una data che è entrata nella storia della Juventus: quel giorno, infatti, fu eletto Presidente, all’unanimità, Giampiero Boniperti che già da un paio d’anni tesseva le fila della società consigliando il suo predecessore Catella che si lasciò posto aprendo un nuovo ciclo di vittorie. La beffa dell’anno precedente a Leeds, quando la Juve non vinse la Coppa delle Fiere senza perdere contro la compagine inglese, convinse la dirifenza juventina che era arrivato il momento di tornare ai fasti del passato. Confermato Vycpalek in panchina, i titolari vengono confermati eccezion fatta per il portiere Tancredi che lasciò il posto a Carmignani; in difesa la coppia Morini-Spinosi con alle spalle il saggio Salvadore come battitore libero; a centrocampo la lucidità e il senso geometrico di Fabio Capello supportato dall’inesauribile Beppe Furino; davanti a loro Helmut Haller è il faro della squadra con Causio sulla fascia e Anastasi e Bettega come finalizza tori del gioco. Una squadra perfetta che porta  Torino il quattordicesimo scudetto, cominciando il campionato in modo autoritario vincendo a subito a Milano contro i rossoneri di Rocco (è passato alla storia il gol di tacco di Bettega…). Il bomber bianconero è insaziabile e alla quattordicesima giornata ha già messo a segno 10 gol. Proprio nel momento di maggiore fulgore, ecco però arrivare la tragedia: subito dopo la partita con la Fiorentina, vinta per 1-0 con un suo gol, Bettega, che già da qualche tempo accusa qualche linea di febbre, viene ricoverato per accertamenti in seguito ai quali gli viene diagnosticato un principio di tubercolosi. Dopo la morte dell’allenatore Picchi dell’anno prima, la sfortuna sembra di nuovo accanirsi contro la Juventus. Senza la sua punta di diamante, i bianconeri hanno un leggero calo ma riescono a chiudere il girone d’andata in testa, con 24 punti. Dietro il Milan con 22 e l’Internazionale con 21. La Juve è in difficoltà e all’assenza di Bettega, si aggiunge l’esclusione dalla rosa di Haller che durante una trasferta in Inghilterra di fa beccare in un night. Lo scontro diretto con l’Internazionale si trasforma così in un’ultima spiaggia, mentre a Milano si giova Milan-Torino: mentre tutti si aspettavano Anastasi, è Franco Causio, allora detto Brasil, a venire alla ribalta, siglando la tripletta che permette alla Juve di continuare la lotta per lo scudetto. Le disgrazie però non sembrano voler lasciare in pace la Juve che deve ancora una volta affrontare un decesso: questa volta è il figlio dell’allenatore Vycpalek che muore in un disastro aereo a Palermo. Il mister lascia così la panchina a Bizzotto che guiderà la Juve alla vittoria di uno degli scudetto più sudati della sua storia, vinto sul filo di lana, con soltanto un punto di distacco da Milan e Torino. Uno degli artecifi di quella vittoria fu l’ex romanista Fabio Capello: Insostituibile (29 presenze in 30 gare) mezzala bianconera nel vittorioso torneo ’72 che vede la squadra torinese prevalere per un solo punto su Milan e Torino. Anche se non difetta di classe lo si ricorda soprattutto per la gran mole di lavoro svolto a centrocampo. Goriziano tenace e volitivo, in grado di recuperare una gran quantità di palloni, anche in contrasto sull’avversario, a centrocampo, è un infaticabile atleta, in grado di proteggere la difesa come di sostenere l’attacco e di concludere a rete. Il suo incedere a piccoli passi, tranquillo ma deciso, invita allo smarcamento i compagni cui non fa mancare il passaggio o il lancio. Mai domo, impronta la squadra di questa sua caratteristica.

MARSA - JUVENTUS 0-6 (0-1)
La Valletta (Malta), 15.09.1971 - Coppa U.E.F.A – Trentaduesimi di Finale – Andata
RETI: 32’ Haller (J); 54’ Causio (J); 60’ Haller (J); 63’ Novellini (J); 69’ Capello (J); 88’ Cuccureddu (J)
MARSA: Collins, Tonna, Victor Cassar; Ferriggi (67’ Landridge), Wella, Joe Cassar; Faruglia, Brincat, Portelli  (82’ Baiada); Faure, Camilleri – All. Calleja 
JUVENTUS: Carmignani, Spinosi, Marchetti; Furino (46’ Cuccureddu),  Roveta, Salvadore; Haller (65’ Viola), Causio,  Novellini; Capello, Bettega – All. Vycpalek
ARBITRO: Paterson (Scozia)

Nel settembre 1971 i Bianconeri, guidati da Vycpalek, affrontarono i Maltesi del Marsa in un campo senza erbetta né panchine. Si giocò sotto un clima torrido: 35 gradi di temperatura in un contesto da oratorio, più che da competizione europea.Sembrava di stare al “Sasà Brancati” di Pachino, nel profondo sud della provincia di Siracusa: terra mista a pietrischio, assenza di panchine, il calore del pubblico dietro il collo ed i rincalzi delle due squadre seduti ai bordi del campo. Si giocò sotto un clima torrido: 35 gradi di temperatura, con un refrigerante temporale arrivato troppo tardi, quando ormai mancava una manciata di minuti al termine della partita.Cestmir Vycpalek schierò Carmignani, Spinosi, Marchetti, Furino, Roveta, Salvadore, Haller, Causio, Novellini, Capello e Bettega.Encomiabile la volontà agonistica dei giocatori maltesi, tecnicamente impalpabili come un granellino di sabbia spazzato dall’uragano. Mister Calleja rispose con Collings, Tonna, Cassar, Ferrigi, Vella. Cassar II, Farrugia, Brincat, Portelli, Faure e Camilleri. Cognomi che, in larga parte, sembravano spuntare da centri siciliani, sentiti magari in qualche torneo estivo disputato tra luglio ed agosto, giocando dopo aver trascorso la mattinata in spiaggia a quasi 40 gradi sotto il sole, assaporando le atmosfere tipiche di certi racconti di Soriano.Per la Juventus fu poco più che un allenamento, un tiro al bersaglio. Il 4-3-3 maltese puntava a creare una sorta di sbarramento a centrocampo, come sottolineò Bruno Bernardi, inviato de La Stampa, nel racconto della partita. Il libero maltese Vella vide i bianconeri sbucare continuamente dalle sue parti sin dalle prime battute del match. Tanti i tifosi italiani sugli spalti del “Gzira”. L’attesa del primo gol durò poco più di mezzora. Al 32’, Haller scaricò un rasoterra imparabile per Collings e la Juventus passò in vantaggio. Nella prima frazione non vi furono altre marcature.Essere sotto di un solo gol a metà partita fu per i Maltesi motivo di grande orgoglio. Tra l’altro, i padroni di casa avevano sfiorato il clamoroso 1-1 con Farrugia che, su assist di Portelli, aveva chiamato Carmignani alla prodezza. Al ritorno in campo, il Marsa aveva cambiato le maglie da blu a rosse. Nove minuti più tardi, cominciò il festival del gol bianconero: raddoppio di Causio, sfruttando un colossale liscio della difesa maltese, tris di Haller con uno spettacolare tiro al volo al quarto d’ora e poker di Novellini, appena tre giri di lancette più tardi, in contropiede.La cinquina la firmò Capello, complice un’uscita a vuoto di Collings. Sul fronte maltese, ad evitare il “non pervenuto” in zona offensiva ci pensò Portelli che colpì il palo con un tiro da fuori. Quasi allo scadere, fu Cuccureddu a chiudere il tabellino, segnando il sesto gol con un tiro deviato in rete da un difensore avversario. I movimenti dei giocatori bianconeri avevano annichilito la flebile resistenza maltese. Fu una passeggiata in piena regola per i bianconeri. L’ostacolo più duro era stato il caldo, Haller e Causio, imprendibili e imprevedibili, erano risultati i migliori in campo. Il pubblico de La Valletta tributò applausi frequenti soprattutto all’indirizzo dell’attaccante tedesco. “E’ raro ricevere così tanti complimenti fuori casa, - commentò Haller - qui mi attendevano con curiosità”. Negli spogliatoi, il tecnico maltese Calleja esaltò le qualità della Vecchia Signora. “E’ la migliore squadra vista a Malta, superiore al Real Madrid e al Manchester United”. Due settimane dopo, a Torino, la Juventus rifilò cinque reti al Marsa ma in un contesto ambientale ordinario e normale, senza il fascino che il terreno di gioco maltese in terra e pietrischio, in uno stadio privo di panchine, aveva saputo conferire alla sfida d’andata. Il calcio, quando sfocia nella letteratura, si porta dietro emozioni difficili da spiegare, come il richiamo di Mompracem per Sandokan o l’euforia provata dal soldato di sentinella quando intravide i tartari, dopo una lunghissima attesa, sbucare dal deserto e partire all’assalto della Fortezza Bastiani.   (da Il Pallone Racconta)

JUVENTUS – ROMA 2-1 (0-1)
Torino, Stadio Comunale, 07.11.1971 - 5ª Giornata di Campionato
RETI: 27’ Amarildo (R); 71’ Capello (J); 76’ Capello (J)
JUVENTUS: Carmignani, Spinosi, Marchetti; Furino, Morini, Salvadore; Haller, Causio, Anastasi; Capello, Bettega (86’ Savoldi II) – All. Vycpalek
ROMA: Ginulfi, Scaratti, Petrelli (77’ Liguori); Salvori, Bet, Santarini; La Rosa, Amarildo, Zigoni; Cordova, Pellegrini – All. Helenio Herrera 
ARBITRO: Lo Bello di Siracusa
CRONACA: Al trentaduesimo tiro la Juventus pareggiava, al 42° vinceva. I minuti erano rispettivamente 71’ e 76’. Diamo rilievo ai dati cronistici per documentare quanto lunga sia stata la rincorsa del successo e quanto colossale la valanga dei tiri occorsa per travolgere la Roma che, passata in vantaggio poco prima della mezz’ora con il suo giocatore di maggior classe, il cespuglioso Amarildo, stava ormai avviandosi a chiudere col successo pieno. La gara è stata spremilimone. Alla fine sono rimasti in gioco quelli che avevano maggior autonomia (e anche maggior classe complessiva). Per novanta minuti la Juventus ha giocato col piede a tavoletta. Agonisticamente la sua prestazione merita soltanto elogi. Ha dominato la partita dal primo all’ultimo minuto riuscendo, per voler strafare e anche per irrazionalità, persino a perdere tavolta il controllo delle operazioni, pur – ripetiamo – dominando la gara. In effetti i bianconeri erano scattati come per una breve corsa, con la sicurezza e l’immodestia di credere che potessero bastare dieci minuti per sistemare il risultato. L’andamento del gioco sembrava oltretutto aiutarla nel suo convincimento perché la Roma la favoriva nelle operazioni concedendole di arrivare indenne sino ai bordi dell’area, senza il minimo velo a centrocampo poiché Salvori, che doveva controllare Capello, giocava arretratissimo, quasi sulla linea dei terzini, Amarildo, che era controllato da Furino, giocava spesso avanzato e Cordova che si trovava sulla strada di Causio aveva due marce in meno e risultava regolarmente saltato.  […] Succedeva dunque che la facilità con cui più di mezza squadra juventina poteva presentarsi al tiro inducesse a credere che la gara fosse già decisa e non mancasse che la formalità del gol. Ma questo tipo di partite sono cosiffatte: che o segni subito e veramente diventano ordinaria amministrazione, o sbagli le prime biglie e allora passa almeno un’ora, quando va bene; e quando va male passa anche un’ora e mezza di inutile assedio. Alla Juventus è andata meritatamente bene, ma più di un suo tifoso aveva ormai lasciato ogni speranza di pareggiare. Che era la cosa più importante perché il successo poi era molto più facile da conseguire e anche questo è dimostrato; chi insegue e raggiunge l’inseguitore, quasi sempre vince la corsa perché il solo fatto di averlo raggiunto gli moltiplica l’energia mentre le toglie a chi è stato raggiunto. E così è avvenuto. Pareggiato il conto con Capello, ancora Capello poteva raddoppiare e toccare la vittoria nel giro di cinque minuti quando ormai mancava meno di un quarto d’ora alla fine. In quei cinque minuti (dal 71’ al 76’) la Juventus è stata portata letteralmente in braccio da un pubblico che non avevamo mai sentito così partecipe. Sul gargarizzo vocale ha sicuramente influito l’andamento del gioco, che pareva elaborato apposta da un mago della suspence per eccitare la gente, illuderla, farle assaporare il successo e toglierglielo quando già sembrava raggiunto, e poi ancora abbandonarla, surriscaldarla con mille tiri in porta, gelarle con altrettante occasioni perse, e così via per più di un’ora, con la beffa, che poi non era tale, di un gol segnato dalla Roma, cosa che allontava la Juventus dal suo obiettivo costringendola a raddoppiare energie e tiri in porta, col risultato di quadrare il cerchio, cioè di eccitare sempre più la gente come se il discorso ricominciasse sempre dov’era appena finito. Il dramma che la Juventus viveva era il dramma del suo pubblico. In altre occasioni sarebbe stata abbandonata al suo destino, magari fischiata, o peggio lasciata tra l’indifferenza. Stavolta si portava appresso il cuore ed il gargarozzo di cinquantamila tifosi, molti dei quali milanesi o lombardi, convenuti qui per il salone dell’auto. In questa atmosfera bollente, seppure correttissima, la Juventus si trovava così a giocare due partite parallele: quella che appagava il pubblico e non lasciava respirare e quella che non accontentava i critici per talune vistose irrazionalità del suo gioco e del suo sforzo agonisticamente insindacabile. […] – da La Gazzetta dello Sport dell’08.11.1971
CLASSIFICA: Internazionale, Juventus, Milan p. 8; Torino p. 7; Fiorentina, Roma p. 6; Bologna, Cagliari, Napoli p. 5; Atalanta, Sampdoria, Verona p. 4; Catanzaro, Mantova p. 3; L.R. Vicenza, Varese p. 2

JUVENTUS – VICENZA 2-0
Torino, Stadio Comunale, 28.05.1972 - 30ª Giornata di Campionato
RETI: 26’ Haller (J); 30’ Spinosi (J)
JUVENTUS: Piloni, Spinosi, Longobucco; Marchetti, Morini, Salvadore; Causio, Cuccureddu, Anastasi; Capello, Haller (83’ Novellini) – All. Vycpalek
L.R. VICENZA: Bardin, Stanzial, Poli; Fontana, Volpato, Calosi; Damiani, Cinesinho, Maraschi; Faloppa, Ciccolo – All. Menti
ARBITRO: Monti di Ancona
CRONACA: Che barba, ora bisogna cominciare a pensare al quindicesimo perché il calcio è sempre domani.  Quattordici volte ha vinto madama e la gente fa festa, ha invaso il campo in anticipo, ha percorso – bandiere al vento – la città ed i dintorni sino a notte tarda. Chi non aveva lo stendardo bianconero ha tirato fuori un vecchio tricolore, stamattina ce n’era uno in via Po con lo scudo sabaudo; era un tifoso leggermente demodè. I più giovani, i più caldi hanno consumato le batterie proprie (e i nervi altrui) girando ore a clacson spiegati. Torino cambia, anche  il tifo cambia, diventa colorato, aggressivo, caliente. Mezza Italia è in festa, ha vinto la Vecchia Signora, la squadra più celebre, più amata, più popolare. Con Bettega avrebbe fatto una passeggiata: senza è come se avesse vinto tre volte ed anche di più perché al valore degli avversari (Milan e Torino ad un punto solo) si sono aggiunti pallettoni di fiele, calunnie gratuite, scuse puerili. In effetti la Juventus è stata molto fortunata: ha saputo ad ogni provocazione raddoppiare compattezza e decisione. Ha vinto giocando benissimo sin quando è stata completa (quattordici giornate)  ha vinto giocando l’essenziale quando si è trovata senza il suo numero uno e non si era ancora concluso il girone d’andata. Sottovalutare questa impresa morale è da gnocco luti o da disonesti. Ha vinto la cara e vecchia signora con giustizia, come sempre. Le hanno negato almeno sette rigori, oggi ci stava l’ottavo quando Anastasi, placcato al 17’, ha potuto soltanto spingere la palla verso il portiere anziché calciare con forza. In quel momento la partita era ancora 0-0 e la Juventus, scattata come una furia, aveva già sprecato quattro o cinque palle-gol colpendo la traversa al primo minuto con Capello, sfiorando la rete con una giravolta di Causio al 3’, buttando in cielo sempre con Causio una palla volante che poteva essere stoppata e accompagnata fino in porta; infine, cone due prodezze di Anastasi, piede e testa, entrambe concluse di poco fuori verso il quarto d’ora. […] La Juventus andava in avanti con tutti quanti aveva in campo salvo il portiere. Voleva risolvere la questione il più presto possibile, ma sapete come succede: sbagliando si aumentano gli sbagli, il nervosismo cresce, lo si vedeva proprio in quelli che facevano segno agli altri di stare tranquilli. Qualche passaggio fuori misura, l’attesa del gol liberatore che tardava a venire. Vycpalek ad un certo punto s’era dovuto alzare dalla panchina, aprire le braccia come il Signore in croce: calma, ragazzi, calma! […]
Dovevano passare ventisei minuti prima che lo scudetto trovasse consacrazione. Il gol era splendido: palla a Marchetti in linea coi difensori, passaggio al centro verso Salvadore avanzato; lungo lancio di Salvadore dritto verso l’area dove Pietro Anastasi sul dischetto del rigore toccava di testa lateralmente e indietro verso Haller; il tedesco l’aspetta col mirino alzato e la batte al volo prima che tocchi terra fulminando Bardin. Ora la Juventus ha vinto, ora può aspettare la cerimonia di chiusura: quel soffocante abbraccio che è l’invasione e che avverrà in anticipo perché i tifosi da adesso oltre che calienti sono anche privi di orologi.  Ma prima dei festeggiamenti la Juventus segna ancora un gol. Lo segna subito esattamente alla mezz’ora, cioè quattro minuti dopo quello di Haller. Che mette la zampa anche stavolta facendo da muro ad un passaggio di Spinosi avanzato, forzatamente e costantemente avanzato per l’arretramento di Ciccolo. La risposta di Haller è perfetta, dosata al punto giusto. Spinosi continuando nella corsa completa il triangolo e segna rasoterra. Partita praticamente finita . Sono le 17.30. Finita come sviluppo, come garanzia di trionfo. La fine vera suonerà soltanto alle 18.48, magico momento della fuga verso gli spogliatoi per salvare non dico la maglia, ma la pelle: il momento storico che resterà nell’albo d’oro.
Quattordici volte la Juventus contro undici della Internazionale Ambrosiana, nove del Genoa e del Milan, sette di Pro Verceli e Bologna, sei del Torino; due di Fiorentina, uno di Casale, Novese, Roma e Cagliari. Se si parte dal dopoguerra sono sette contro i sei di Inter e Milan. Superiorità assoluta. Anche oggi lo stadio ha costretto a restarsene a casa almeno trentamila spettatori. Dovunque è passata la Juventus ha raccolto consensi o almeno ha stabilito il record delle presenze. Mai nessuna squadra era stata così seguita.  Per la festa finale stasera c’erano tutti in tribuna o negli spogliatoi: Giovanni e Umberto Agnelli; Giampiero Boniperti; Italo Allodi, il Conte Cavalli D’Olivolla, il dott. Voglino, il comm. Giordanetti, e Amapane, e Ferrero di Ventimiglia, Mazzoni jr., Cavigioli. Tutti pari nell’ora della goduria e li citiamo accanto al più umile, al meno conosciuto, al massaggiatore Derio Sarroglia che ha vinto sei scudetti come Giampiero Boniperti.
Alla gran baldoria è mancato soltanto il gol di Pietro Anastasi, il più atteso, il più invocato. Pietruzzo s’è battuto come sempre con forza e dinamismo ma è stato lasciato troppo solo nella ripresa e, quando Capello per gentilonismo gli ha ceduto la palla, non era in buona posizione per batterla. C’era anche Robi Bettega in tribuna d’onore. La gente l’ha salutato a lungo perché la Juventus è una famiglia. E l’ha dimostrato. […] – da La Gazzetta dello Sport del 29.05.1972
CLASSIFICA: Juventus p. 43; Milan, Torino p. 42; Cagliari p. 39; Internazionale, Fiorentina p. 36; Roma p. 35; Napoli, Sampdoria p. 28; Atalanta p. 26; Bologna p. 25; L.R. Vicenza p. 23; Verona p. 22; Mantova, Catanzaro p. 21; Varese p. 13

STAGIONE 1972-73.
Se lo scudetto numero 14 conquistato la stagione precedente aveva fatto soffrire fino all’ultima giornata tutti i tifosi juventini, il quindicesimo, secondo consecutivo dalla salita al potere di Giampiero Boniperti, arriva ancor di più sul filo di lana, a tre minuti dalla fine del campionato! Rinforzata la squadra con gli innesti di Josè Altafini e di Dino Zoff, due vecchie volpi di trentaquattro e trenta anni, la squadra bianconera affronta la nuova stagione sempre più convinta dei suoi mezzi, ma con qualche difficoltà che fa pensare a un nuovo calo: dopo la prima vittoria col Bologna, infatti, il successo manca per sei partite consecutive, così dopo appena sette giornata la Juvet è già staccato di cinque punti dalla Lazio capolista. In soccorso dei bianconeri arriva la pausa della Coppa dei Campioni che permette alla compagine di Vycpalek di ricaricare le batterie, conquistando 15 punti nelle ultime 16 partite del girone di andata chiuso in testa col Milan a 22 punti, un punto in più di Internazionale e Lazio. La grande rimonta vede nel nuovo portiere Zoff uno dei protagonisti, capace di battere il record del genoano Da Pozzo, arrivando a 903’ di imbattibilità. Nelle stesse settimane rientra anche Bettega che appare guarito dalla malattia che lo aveva colpito l’anno prima, ma quando Zoff a San Siro subisce il gol che ferma il suo primato, la squadra sembra risentirne perdendo sicurezza e tranquillità. E’ tornata anche la Coppa dei Campioni, Causio perde la testa nel derby facendosi espellere per un applauso sarcastico all’arbitro e la Juve perde la testa della classifica alla ventesima giornata. A questo punto le speranze di vittori si assottigliano e quando la Juve perde ancora a Firenze, il Milan vola a cinque punti di distacco. I bianconeri sono duri a morire e così la rincorso ricomincia, incoraggiata dalla conquista della loro prima finale di Coppa dei Campioni. Il traguardo sembra finalmente sbloccare la squadra: sette gol rifilato a Palermo e Vicenza, una bella vittoria a Terni e il distacco dal Milan si riduce a due punti. Alla terz’ultima giornata, la Juve deve ringraziare i cugini granata che bloccano sul pareggio il Milan; alla penultima giornata Juve, Milan e Lazio vincono in casa e a 90 minuti dalla fine del campionato il Milan comanda con 44 punti, davanti a bianconeri e laziali con 43. Nella mente di tutti i tifosi torna il miracolo della Juve di Heriberto Herrera che nel ’67 aveva vinto lo scudetto al fotofinish, ma questa volta sembra più difficile visto che il Milan va a giocare a Verona apparentemente senza troppi problemi e la Juve invece è attesa a Roma. Il finale di stagione è da cardiopalma: il Milan, forse stanco dopo la vittoria della Coppa delle Coppe contro il Leeds, prende ben 5 gol a Verona, ma la Juve sta perdendo a Roma, mentre la Lazio pareggia a Napoli, ma quando Altafini rimette la Juve in corsa, tutto sembra rinascere fino al gol all’87’ di Cuccureddu che infila Ginulfi con un bolide da fuori area, scatenando la gioia dei tifosi juventini e la disperazione dei milanisti che ormai sentivano lo scudetto cucito sulla maglia. La stagione potrebbe concludersi in modo trionfale, ma prima l’Ajax vince 1-0 la finale di Coppa dei Campioni rinviando ancora un successo atteso da tanto tempo, e poi il Milan strappa la Coppa Italia ai rigori vincendo 5-2.
Uno degli uomini più rappresentativi di quell’anno fu il difensore Francesco Morini: Incarna bene lo spirito della Juve mai arrendevole che arriva allo scudetto all’ultima giornata (grazie ad un crollo del Milan, a Verona); come la Juve, non superiore per classe ma per volontà di ferro, così è lui, stringe i denti, fa ricorso a tutte le sue risorse e al suo mestiere ma l’avversario non va via. All’apparenza è un cattivo, un duro, uno stopper che non va troppo per il sottile. In realtà è un grintoso difensore, un leale lottatore. Dà, ovviamente, il meglio di sé nella marcatura stretta; portato lontano dall’area o preso in velocità, va in affanno. Nel gioco aereo e nei rinvii  acrobatici è fortissimo. Nel vittorioso campionato dei bianconeri totalizza 24 presenze in 30 giornate.

JUVENTUS – FIORENTINA 2-1
Torino, Stadio Comunale, 03.12.1972 - 9ª Giornata di Campionato
RETI: 41’ Saltutti (F); 60’ Haller (J); 70’ Altafini (J)
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu (65’ Altafini), Marchetti; Furino, Morini, Salvadore; Haller, Causio, Anastasi; Capello, Bettega – All. Vycpalek
FIORENTINA: Superchi, Galdiolo, Longoni; Roggi, Brizi, Orlandini; Merlo, Antognoni, Clerici; De Sisti, Saltutti (60’ Scala) – All. Liedholm
ARBITRO: Michelotti di Parma
CRONACA: Cominciamo dalla Fiorentina. Ha subito la Juventus per una quarantina di minuti, lasciando in avanti il solo Clerici od al massimo Clerici e Saltutti. Merlo era controllato da Cuccureddu; Merlo faceva, in pratica,  l’interno destro (senza un compagno d’ala accanto, per metà gioco e, per l’altra metà, aveva Saltutti a destra e Clerici al centro) cosicchè Cuccureddu era una specie di mediano-terzino sinistro, con Bettega di poco più avanti e spesso con Marchetti (che seguiva Saltutti) di poco dietro. Insomma la Juventus pendava tutta a sinistra segno che i viola avevano imposto i marcamenti che volevano. […]
Ed ora la Juventus. Per un’ora non ha giocato al calcio, anzi ha fatto esattamente il contrario di quello che logica comanda, contro una formazione che ha paura di prenderle. Il centrocampista che disponeva del pallone, avanzava e non toccava sveltamente mentre ancora le maglie della difesa viola erano sufficientemente larghe. All’ala non andava nessuno, cosicchè i terzini fiorentini si stringevano al centro, accanto a Galdiolo ed a Brizi. Tiri da media e lunga distanza, nemmeno parlarne, i crosso erano per il solo Bettega, cioè o per le mani di Superchi, oppure per la testa di Galdiolo, che saltava più di tutti. Prima dell’infortunio, come detto, Cuccureddu in pratica era interno sinistro, se non ala, perché Merlo stava molto sulla fascia laterale; ma Cuccureddu, avanzando, non sapeva spedire al centro di sinistro; Marchetti, sempre a sinistra, non poteva avanzare perché c’era Cuccureddu, se non Bettega, nei rari rientri nella sua zona naturale. A destra, o nessuno, o Causio e Furino in lunghe, disperate rincorse, perchè Haller andava ovunque, ma non nella zona indicata dal numero che portava sulla maglia. Quanto poi al posto di centravanti, concorrenza spietata: Bettega ci andava più che spesso, Haller quando poteva, Anastasi quando gli riusciva: quindi entrava Altafini ed a centravanti ci si metteva perentoriamente, in tal modo costringendo gli altri a fare qualcosa di più degli aspiranti centravanti. Non diciamo che è stata la prestazione di Altafini a decidere l’incontro: di sicuro è stata la sua presenza. Cacciando via gente dal centro, il brasiliano ha costretto tanti compagni a cercare gloria sui lati ed allora dai lati sono piovuti al centro cross operati alla svelta, che hanno consentito al bianconero meglio appostato di deviare a rete con gli avversari non ancora incollati ai suoi fianchi. Come dovrebbe giocare la Juve, lo si è visto nell’azione del secondo gol: Marchetti dal centro, a sinistra, per Causio; breve scatto e cross per Altafini, già in corsa (e non fermo a guardare la serie dei passaggi dei compagni) balzo in sospensione e rete imparabile, di testa. Insomma, questa Juventus, a nostro parere, dispone di tutti gli ingredienti (compresa l’umiltà di Anastasi che si fa scacciare da tutti e fa sempre un briciolo di gioco altrove) per esprimere un buon calcio ed all’atto pratico è accettabile solo raramente, talchè deve fisicamente impegnarsi oltre il sopportabile (per certi non giovani e per certi sistematicamente spremuti) per cancellare il suo non gioco. […] – da La Gazzetta dello Sport del 04.12.1972
CLASSIFICA: Lazio p. 15; Internazionale, Milan p. 13; Juventus, Roma p. 11; Fiorentina p. 10; Napoli, Torino p. 9; Bologna p. 8; Atalanta, Palermo, Ternana, Verona p. 7; Cagliari, L.R. Vicenza p. 6; Sampdoria p. 5

ROMA - JUVENTUS 1-2 (1-0)
Roma, Stadio Olimpico, 20.05.1973 - 30ª   Giornata di Campionato
RETI: 29’ Spadoni (R); 61’ Altafini (J); 87’ Cuccureddu (J)
ROMA: Ginulfi, Bertini G., Liguori L.; Salvori, Bet, Santarini; Morini G., Franzot, Orazi; Spadoni, Scaratti – All. Trebiciani
JUVENTUS: Zoff, Cuccureddu, Longobucco; Furino, Morini, Marchetti; Haller (46’ Altafini), Causio, Anastasi; Capello, Bettega – All. Vycpalek
ARBITRO: Lo Bello di Siracusa
CRONACA: L’imbarazzo era: dove andare per seguire le ultime, contemporanee battute del campionato? Verona (Milan), Roma (Juventus) oppure Napoli (Lazio)? Il calcio deve molta della sua popolarità e del suo interesse alla contemporaneità degli avvenimenti, che oggi è lievemente modificata (in meglio) da “Tutto il calcio minuto per minuto”, ma che resiste pur sempre come insopprimibile argine ad inevitabili condizionamenti.  Ma la tecnica offre un eccezionale correttivo a questa regola che può logicamente essere ignorata una sola volta in un torneo e ieri era la volta giusta: approfittare della cortesia dei colleghi della Rai-TV e piazzarsi discretamente alle spalle di Nando Martellini che, per dovere d’ufficio, doveva visionare direttamente e simultaneamente le tre registrazioni delle immagini che gli giungevano nell’istante esatto in cui si verificavano, da Napoli, all’Olimpico e da Verona. Così abbiamo visto i tre grandi incontri vivendone con leggere frazioni di ritardo (ed a volte, anche in anticipo) i riverberi che un gol, un palo, una rete banalmente sbagliata riversano su di uno, o due, o tre incontri insieme. […] Si comincia come si sa, in queste condizioni di classifica: Milan p. 44, Juve e Lazio p. 43. Alle 15.59 a Verona, alle 16 a Roma ed alle 16.01 a Napoli.
ORE 16.01: Milan Campione. Si vede subito che a Napoli sarà duro per l’Angonese; Re Cecconi viene toccato duro, all’inizio, e tutti entrano con decisione ai confini del regolamento. La prima palla gol l’ha Rivera: la corregge stupendamente a rete, ma la vecchia teoria che l’attaccante deve mirare al portiere per poi cogliere l’angolino, per l’asso rossonero è deleteria perché Rivera coglie in pieno proprio Pizzaballa. E’ quindi la prima palla decisiva della giornata. E poteva essere la palla scudetto. Non si scherza nemmeno a Roma, dove Bertini si salva in maniera poco ortodossa su Bettega. La Juventus gioca male, senza convinzione, attende la rete di rimessa, senza voler rischiare. La Roma è viva e decisa. Fra i bianconeri appare pericoloso il solo Longobucco.
ORE 16.15: Verona, Juve e Lazio sono in difficoltà nello stesso momento: le prime due si salvano in corner, i romani godono di un tiro sbagliato di Juliano; 16.17: corner contro la Juve, segna il Verona, con Sirena solo sul teleschermo a girare a rete, completamente smarcato, sul crosso dalla destra. Dov’è la difesa del Milan? Va male per le prime tre in classifica. Mentre Sirena segna, Salvori di testa grazia Zoff.
Si riprese così: alle 17 a Verona; 17.01 a Roma e 17.03 a Napoli. Gioco rallentato sui tre campi; il solo Chiarugi si fa notare cogliendo in pieno Mascalaito alle 17.03. Poi, alle 17.10 si ha netta la sensazione di un rigore negato per atterramento di Manservisi (vedremo cosa riferirà la moviola). Due minuto dopo, Lo Bello annulla un gol di Altafini, per sicuro fuorigioco. Contemporaneamente Benetti si vede respingere un tiro-gol da Mascalaito, a portiere battuto. La Roma, all’Olimpico, attacca ancora, cosiccome il Napoli su di una Lazio che in avanti non si vede mai perentoriamente. Ma è Damiani a sbagliare una rete ormai inevitabile. 17.15: Salvori manca il 2-0. Sulla ribattuta c’è una punizione che batte Causio ed Altafini, di testa, segna il suo duecentesimo gol.
ORE 16.16: Spareggio a tre. Si salva il Milan alle 16.21 da un cross di Bergamaschi, che nessuno raccoglie, mentre a Napoli si va molto sul gioco pesante, ma Angonese mantiene il controllo del gioco; 16.23: Chinaglia scatta sulla destra, opera un traversone lungo che Carmignani strappa di un soffio ad un laziale in corsa. Mentre la Roma riesce a raccogliere frutti dalla sua superiorità (un tiro di Scaratti esce di poco), il Milan subisce il secondo gol, da parte di Luppi. E subito a Napoli, per un fallo su Pulici, c’è un gol annullato. 16,25: Longobucco arriva in buona posizione dinanzi a Ginulfi: parato il primo tiro, ma non trattenuto, toccato lontano il secondo tentativo. Un minuto dopo, il Verona segna il terzo gol, sempre con Luppi, che i milanisti non guardano mai all’istante del tiro (almeno così appare in TV). Ed è Vecchi ad evitare il 4-0 un minuto dopo, allorchè la Juve va in svantaggio, per la rete di Spadoni. Quindi nuova situazione…
Ore 16.29: Spareggio Lazio-Milan. Il tempo per spostare gli occhi dal ripetitore destinato a Roma, che si vede Pulici eseguire un intervento eccezionale (non vediamo chi ha tirato). Due ottime azioni del Milan: sulla prima Chiarugi sbaglia la conclusione, sulla seconda sempre Chiarugi, si vede Pizzaballa chiudergli irrimediabilmente la porta. A Napoli Angonese richiama frequentemente Chinaglia, scopertamente nervoso. Si cambia teleschermo e si vede il primo gol del Milan: esatta la correzione di Rosato che prende in contropiede Pizzaballa. Reagisce il Verona con Zigoni (gran parata di Vecchi) che dibbla Anquilletti come un birillo. 16.37: Benetti entra in area da solo – è il momento più delicato del Milan – ma sbaglia puerilmente. Orazi, solo, non coglie la palla piena: era la palla dell 0-2 per la Juventus! 16.39: scatto di Re Cecconi sulla destra: cross sul quale Carmignani esce a vuoto, ma Manservisi non si attendeva questo errore ed interviene in ritardo. 16.42: avanza Scaratti, urta Morini e viene poi urtato, il tiro va fuori ed i due altercano visibilmente.  16.44: Sirena sbaglia in 4-1 e Chinaglia subisce un duro fallo. Finisce a Verona, con dieci secondi di anticipo su Roma. A Napoli un minuto dopo. O si è giocato 50” in più  a Roma, o 50” in meno a Verona. Nello intervallo, quindi, allorchè le tre squadre stanno per apprendere i risultati dalla radio, è in atto lo spareggio Lazio-Milan.
La Roma ha premuto molto, la Juve ha faticato; il Milan è esistito solo in pochi ed al Verona tutto è andato incredibilmente bene; il Napoli meritava qualcosa di più perché la Lazio non corre come un tempo (il calo deve essersi aggiunto alla profonda stanchezza della squadra). Nel Milan non si vedono gli avanzamenti di Sabadini, Sogliano e Zignoli, mentre l’assenza di Schnellinger pare avere sparpagliato i tre terzini ed i centrocampisti per il campo, tanto Turone sembra solo, in mezzo all’area. Considerazioni al video, naturalmente, magari smentibili dai nostri inviati che errano sui vari campi.
ORE 17.18: spareggio a tre. 17.19: Stupendo Spadoni, ma Zoff salva da asso. Identica prodezza di Pulici, a Napoli, un minuto dopo, su tiro di Bruscolotti, nell’istante in cui Luppi sbaglia il 4-1 sul Milan.
ORE 17.23: Luppi stavolta non fallisce, anche se abbiamo avuto l’impressione che poco prima Zignoli abbia subito una scorrettezza, forse da punire. 17.25: bravo Canè, più bravo Pulici. 17.27: tira Busatta ed è 5-1! Napoli e Juve intanto premono sempre di più, ma Causio non pare ben centrato nei passaggi e nei tiri, pur prodigandosi al massimo.
ORE 17.32: La Lazio ha la grande occasione per passare momentaneamente in testa alla classifica, alloquando La Rosa si presenta solo dinanzi a Carmignani: tiro fiacco sul fondo. Sul rinvio, tocca a Wilson salvare proprio sulla linea. La pressione della Juve è fermata alle 17.35 da Ginulfi con un intervento con i piedi, mentre il Napoli un minuto dopo, offre a Juliano una strepitosa palla-gol che il giocatore sospinge sbadatamente sul fondo. Non fa meglio Altafini alle 17.37, allorchè spedisce addosso a Ginulfi, in uscita, un pallone prezioso; e Sabadini, a Verona, segna il 5-2.
ORE 17.42: Juve Campione! Segna Cuccureddu, con un pallone che sbatte nella parte inferiore della traversa e finisce in rete ed alle 17.44 Umile, a Napoli, coglie un palo. La Lazio perderà definitivamente ogni speranza alle 17.45, dopo la rete di Damiani. Ormai è tutto finito.
Sui tre teleschermi vediamo l’esultanza degli juventini rimasti già a lungo abbracciati attorno a Cuccureddu, dopo il gol-scudetto; gli scambi delle maglie; l’amarezza dei milanisti; la dignitosa resa della Lazio (stremata dal caldo e dal campionato condotto troppo sui nervi per la responsabilità imprevedibile). Studiato in TV, mentre le tre partite si svolgevano, questo nuovo sorpasso subito dal Milan ha assunto toni che è poco definire drammatici. Non finiremo mai più di scoprire l’imprevedibilità del calcio. – da La Gazzetta dello Sport del 21.05.1973
CLASSIFICA: Juventus p. 45; Milan p. 44; Lazio p. 43; Fiorentina, Internazionale p. 37; Bologna, Torino p. 31; Cagliari p. 29; Napoli p. 28; Verona p. 26; Atalanta, L.R. Vicenza, Roma, Sampdoria p. 24; Palermo p. 17; Ternana p. 16

JUVENTUS – AJAX 0-1
Belgrado (Campo Neutro), Stadio Crvena Zvezda, 30.05.1973 - Coppa dei Campioni – Finale
RETI: 3’ Rep (A)
JUVENTUS: Zoff, Marchetti, Lomgobucco; Furino, Morini, Salvadore; Altafini, Causio (78’ Cuccureddu), Anastasi; Capello, Bettega (63’ Haller) – All. Vycpalek
AJAX: Stuy, Suurbier, Krol; Neeskens, Hulshoff, Blankenburg; Rep, Haan, Cruijff; Muhren, Keizer – All. Kovacs
ARBITRO: Gugulovic (Jugoslavia)
CRONACA: La Juventus non ha vinto nemmeno questa volta la Coppa dei Campioni. Il primato europeo è rimasto, come previsto, all’Ajax di Amsterdam; una squadra fortissima più degli uomini che nel gioco, da alcuni anni trionfatrice incontrastata della competizione e, questa sera, a Belgrado, dimostratasi ancora inattaccabile.
La Juventus non ha nulla di importante da rimproverarsi: la sua incertezza di rendimento fisico, si conosceva, né – ad esempio – ad Altafini s’è potuto ancora una volta chiedere dei sussulti miracolistici che ne hanno caratterizzato l’annata e condizionato nobilmente il rendimento della formazione bianconera nell’intera stagione. Altafini solo per ragioni di età non ha potuto ripetersi, mentre Cruijff e qualche altro suo compagno più giovane, ha potuto confermare la profondità tecnica del suo contributo alla manovra collettiva della squadra, sia con la palla sia soprattutto senza. Per questa finale l’Ajax ha confermato la sua raggiunta maturità ed il ricorso alla elementare logica seconda la quale una formazione mai deve mutare il suo clichè abituale, quali che siano le suggestioni tattiche proposte dall’avversario: nulla ha mutato nella sua tradizionale disposizione e nel suo concetto di condurre l’azione. La squadra si muove compatta da un’area all’altra; occupa con ali (ed in molti si trovano ad essere alternativamente ali) e terzini le fasce laterali dal terreno solitamente le meno adoperate da quando è in voga il criterio delle due sole punte stabili in attacco; ricorre in abbondanza al dialogo per realizzare improvvisi rovesciamenti di fronte, talchè si giunge a capire che si tratta forse del complesso che più pretende fatica dai suoi uomini e che obbligandoli a portare personalmente l’azione in avanti ottiene anche il duplice scopo d’impedire agli avversari un attento marcamento ad uomo. […] Più specificatamente nell’incontro di stasera, l’Ajax ha mostrato quello che può realizzare sul piano tattico solo nei primi venti minuti. In primo luogo, il suo gioco di impostazione viene affidato ai due elementi più improbabili e difficili da rintracciarsi sul terreno, il libero Blankenburg ed il centravanti Cruijff. Il primo va a centrocampo od all’ala sinistra appena la sua squadra dispone del pallone e diventa in pratica un attaccante puro che andare a controllare è impossibile a meno che uno degli avversari non decida di abbandonare il suo diretto controllato. Cruijff ha da tempo abbandonato (o, meglio, gli hanno fatto abbandonare a suon di calcioni) il vivo dell’area e si reca ovunque ad impostare il gioco magari partendo dall’altezza dei propri terzini. Per marcarlo, di conseguenza, uno stopper di ruolo poco serve perché Crujiff se lo porterebbe a metà campo per poi staccarlo col suo scatto da centista, per tutti incontenibile. […]
Contro questa formazione la Juventus ha iniziato malissimo, si è fatta battere da una rete che poteva essere evitata perchè si è trattato forse dell’unica azione prevedibile degli olandesi, quindi è stata costretta a subire l’iniziativa degl avversari, limitandosi a timidi contropiedi di alleggerimento. Nulla potendo contro gli avanzamenti di Blankenburg, ha però applicato una intelligente marcatura a due su Cruijff che nella seconda parte del primo tempo è apparsa di grandissima efficacia: Causio di portava sul Cruijff-centrocampista e Morini attendevain zona il Cruijff-punta senza però mai affrontarlo decisamente per non correre il sicuro pericolo di essere tranquillamente “saettato” dal superiore spunto in velocità dell’avversario. Ed è stato proprio dalla metà del primo tempo (sino ad allora l’Ajax aveva dominato) che gli olandesi hanno mostrato il loro punto debole costituito dalla sommarietà con la quale i terzini d’ala presidiano la loro zona: dai lati dell’area olandese sono piovuti al centro almeno dieci cross stupendi sui quali Altafini, per fiacchezza di scatto, e Bettega per non ritrovata elevazione nulla hanno potuto fare. Ma ciò che più sorprendentemente stupito è stata la progressiva sicurezza con la quale la Juventus ha saputo ritrovarsi a centrocampo dove Altafini si mostrava saggiamente, sapendo reimpostare benissimo in avanti pur con la nota sua difficoltà di rientrare nell’azione da lui avviata. Francamente diremo che un finale di tempo così perentorio da parte della Juve non avremmo creduto anche se certo errori di tiro da parte degli olandesi ci sono apparsi più addebitabili alla loro presunzione, che alla loro imperizia. […] E’ accaduto così che ad un certo punto il grande Ajax e la Juventus si sono trovati a giostrare ad armi pari, poiché solo quell’inevitabilissimo gol al 4’, ha finito per giocare un ruolo determinante che al momento nessuno gli avrebbe assegnato, con ancora 86 minuti da giocare. La prova complessiva della Juventus è risultata in tal modo oltre ogni rosea previsione: dalla superba tenuta della sua difesa alla manovra duttile ed elastica del centrocampo alla quale purtroppo il solo Altafini è stato in grado di conferire un’efficace prosecuzione, anche se non una soddisfacente conclusione sotto rete. – da La Gazzetta dello Sport del 31.05.1973

JUVENTUS – INTERNAZIONALE 4-2 (1-2)
Torino, Stadio Comunale, 27.06.1973 - Coppa Italia – Girone Finale - 6ª Giornata
RETI: 28’ Causio (J); 37’ Mazzola (I); 41’ Boninsegna (I); 69’ Longobucco (J); 86’ Anastasi (J); 90’ Anastasi (J)
JUVENTUS: Zoff, Spinosi, Marchetti; Cuccureddu, Longobucco, Salvadore; Causio, Haller, Anastasi; Capello (76’ Sacoldi), Bettega – All. Vycpalek
INTERNAZIONALE: Vieri, Bellugi, Facchetti; Bini, Giubertoni, Burgnich; Manfrin (76’ Skoglund), Mazzola, Boninsegna; Bertini, Nicoli (53’ Massa) – All. Masiero
ARBITRO: Barbaresco di Cormons
Note  Per presunti insulti rivolti alla panchina nerazzurra l’allenatore Vycpalek viene squalificato per due mesi dal giudice sportivo.

MILAN - JUVENTUS 1-1 (0-1) (5-2 dcr)
Roma, Stadio Olimpico, 01.07.1973 - Coppa Italia – Finale
RETI: 15’ Bettega (J); 50’ Benetti rig. (M)
MILAN: Vecchi, Anquilletti (93’ Casone), Zilioli; Dolci, Schnellinger, Rosato (76’ Magherini); Sabadini, Benetti, Bigon; Biasiolo, Chiarugi - All. Trapattoni
JUVENTUS: Zoff, Spinosi, Marchetti; Cuccureddu, Longobucco (64’ Furino), Salvadore; Causio, Haller (98’ Savoldi), Anastasi; Capello, Bettega – All. Vycpalek
ARBITRO: Angonese di Mestre
Rigore concesso  al Milan molto dubbio.

1969-70
Nona di ritorno, il Cagliari si presenta a Torino con due punti di vantaggio sulla Juventus. Al Comunale ci sono settantamila spettatori, è record d’incasso. Lo stadio è pieno di bandiere rossoblù: gli emigrati sardi arrivano dal nord Italia, dalla Svizzera, dalla Francia, dalla Germania. La Juve passa in vantaggio al 28’ del primo tempo: Furino crossa dalla destra e Niccolai anticipa di testa Albertosi: autorete.  Il pari allo scadere del primo tempo con una prodezza di Riva, che colpisce di testa tra palo e Anzolin. Al 25’ della ripresa Lo Bello concede un rigore alla Juve. Protesta il Cagliari, ma non è finita. Haller va sul dischetto, calcia e Albertosi para. Tutto il Cagliari ad abbracciarlo, ma Lo Bello è inflessibile: il rigore va ripetuto, il portiere si è mosso in anticipo. E Albertosi scoppia a piangere. Anastasi segna e la Juve e il Cagliari sono appaiate in testa alla classifica. Riva è furibondo, insegue Lo Bello che gli risponde: "Pensi a correre, pensi a giocare". Al 37’ della ripresa, punizione per il Cagliari, spiovente di Nenè per Riva. Lo Bello fischia: è rigore. I difensori della Juve giurano di non aver toccato Riva, ma l’arbitro spiega che c’è stata una trattenuta su Martiradonna. Riva va sul dischetto, il tiro è debole, Anzolin per poco non lo para. Gol, 2-2, è un pareggio che vale lo scudetto. Ultimi minuti di partita, Cera si avvicina alla panchina del Cagliari e chiede: "Mister, quanto manca?". E Scopigno fumando l’ennesima sigaretta: "A che cosa?". Gianni Brera nelle sue pagelle dà 8 a Lo Bello. "Ora più che mai –scriveva- Lo Bello può affermare : il campionato sono me". E lo definisce mattatore, sostenendo che le decisioni dell’arbitro siracusano erano tutte giuste.
La partita decisiva di quel campionato fu il 15 marzo 1970 a Torino: ventiquattresima giornata, Juve-Cagliari 2-2, arbitro Lo Bello. Molti giocatori e tifosi prima della gara temevano la forza “politica” della grande squadra, ma la Juventus non è come l’Inter che pretende gli Scudetti a tavolino e manda gli avversari imbattibili in B con intercettazioni taglia e cuci e forze dell’ordine corrotte che nascondono quelle reali e gravissime che condannerebbero i perdazzurri.
Domenghini : “Quando Lo Bello fischiò il rigore inesistente del 2-1 per una trattenuta di Martiradonna su Leonardi e poi lo fece ripetere dopo che Albertosi aveva parato quello di Haller, io mi dissi: ‘Ecco, ci siamo’. Anastasi segnò il 2-1 ma poi lo steso Lo Bello rimise le cose a posto fischiando un rigore per noi. Da come si era messa la partita, capii che avrebbe rimediato al suo errore. Così, quando ci fu il corner da cui nacque il rigore, capii che avrebbe fischiato già prima che la palla arrivasse in area. Così fu. 'Trattenuta su Martiradonna', sentenziò Lo Bello davanti ai difensori juventini infuriati. E Riva pareggiò”.

Cagliari Campione d’Italia, Juventus alla fine terza con un crollo nel finale, perché la Juve non ruba mai, vince e perde sul campo da sempre, onorando gli avversari, la propria tradizione e il calcio italiano, alla faccia degli ignoranti che si ostinano a non voler vedere le cose per come sono realmente.

A proposito del 72-73, per chi afferma che la Roma nella giornata conclusiva si sia "scansata" ... : i giallorossi disputarono un grande primo tempo e nel secondo si arresero solo davanti alla maggiore fame dei bianconeri, provando fino alla fine almeno a pareggiare. Aveva giocato male alcuni incontri precedenti, ma in quella partita lottò al meglio delle proprie possibilità. Fu il cambio Haller - Altafini a mutare le cose. 

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