domenica 15 giugno 2014

Primi anni 20

Il 4 novembre 1918, con la battaglia di Vittorio Veneto, l'Italia vinceva la Prima guerra mondiale. La data era troppo inoltrata per riuscire ad organizzare un campionato per la stagione 1918-19, dunque ci fu molto tempo libero per dibattere l'organizzazione del futuro campionato 1919-20. Le grandi società riproposero la loro idea consistente in una sensibile riduzione del numero dei partecipanti al torneo.Se in un primo momento, nell'Assemblea generale di Torino del 13 aprile 1919, la Federazione sembrò accettare queste richieste immaginando un torneo di transizione strutturato su otto gironi da cui avrebbero dovuto uscire sia le 16 finaliste stagionali, sia le 24 società di élite cui la massima categoria avrebbe dovuto essere limitata dal 1920, col passare dei mesi si fece di nuovo sentire il peso delle molte piccole società interessate a ridurre le spese di trasporto limitando l'attività ufficiale al livello regionale. Furono dunque di nuovo questi ultimi soggetti ad imporsi in Assemblea Federale, nonostante il disappunto delle grandi avesse chiaramente raggiunto un punto critico. La guerra aveva mietuto numerose vittime anche fra le piccole formazioni, molte delle quali non furono mai più ricostituite dopo la Vittoria, mentre altre società mancanti di un campo proprio preferirono confluire in sodalizi più attrezzati. Ciononostante, grazie all'infornata di ben diciotto nuove società decisa dalla F.I.G.C., il campionato italiano raggiunse dimensioni imbarazzanti. I disagi maggiori li ebbero le società che già da diversi anni giocavano in Prima Categoria, dovendo incontrare delle neopromosse troppo spesso non all'altezza della squadra avversaria. Troppe partite con un risultato scontato furono snobbate dal pubblico ed in seguito fu questo il principale motivo per cui le squadre maggiori portarono in Assemblea il "Progetto Pozzo" che avrebbe reso più difficile il verificarsi di queste situazioni rendendo il campionato più avvincente e meno prevedibile. A ciascun Comitato Regionale venne affidata la libertà di gestire il proprio turno eliminatorio a secondo del numero delle società iscritte alla Prima Categoria: ad esempio il Piemonte decise di organizzare due gironi, mentre la Lombardia tre, essendo riusciti i dirigenti milanesi a farsi accordare un ulteriore raggruppamento sostituente quello non organizzato nelle Terre Redente a causa della mancata costituzione del Comitato Regionale Giuliano, già programmato ma irrealizzabile stante il prolungarsi della Conferenza di Versailles ed il conseguente procrastinarsi dell'annessione delle nuove province orientali all'Italia; per mantenere comunque l'equilibrio fra i due principali comitati federali, al Piemonte furono messi a disposizione due ulteriori posti per la fase nazionale, per un totale di sei come ottenuto dalla Lombardia. La suddivisione geografica divenne rigorosa: solo il Mantova, per questioni di trasporto, fu aggregato al comitato emiliano. Il Regolamento Campionati non subì notevoli cambiamenti.                
Le retrocessioni in Promozione rimasero in vigore così come istituite nel 1912 e per questo motivo, per assegnare l'ultimo posto in classifica, furono disputati diversi spareggi salvezza. Le squadre retrocesse furono comunque tutte riammesse accogliendo durante l'Assemblea generale dell'estate del 1920 l'ulteriore proposta di allargamento degli organici. (se a beneficiarne fosse stata la Juve immagino le bestemmie oggi).
Le eliminatorie regionali non dettero sorprese di sorta, se non nel girone Veneto. Movimenti già più significativi si ebbero quando, dopo la pausa natalizia, cominciò la fase nazionale. L'ascesa più forte fu quella delle formazioni emiliane, a ciò si contrappose la crisi di tradizionali habituées della lotta di vertice, quella del Torino che svanirà nel giro di qualche anno, e quella del Milan che invece si protrarrà per un'intera generazione. Nei tre gironi di cui si componeva il campionato, nel primo i neo-insigniti campioni genoani diedero vere e proprie lezioni di football agli avversari, tra cui spiccavano i sempre carismatici leoni della Pro Vercelli. Piuttosto regolare anche il cammino dell'Inter nel proprio raggruppamento, con solo nel finale una minima concessione alle speranze del già accennato astro nascente del pallone tricolore, il Bologna.
Il cammino della Juventus fu eccellente: su 20 partite totali fra girone eliminatorio e di semifinale vinse 14 incontri e fu sconfitta solo 1 volta.
A questo punto però la federazione prese decisioni assai opinabili che generarono feroci polemiche. Dato il protrarsi del campionato, infatti, la finale fu stabilita in un rapido triangolare da disputarsi con gare secche in campo neutro. La prima gara fu Juventus-Genoa da svolgersi a Milano. Ad arbitrarla fu designato il signor Varisco, che era anche un importante membro dell'associazione italiana arbitri ma soprattutto un dirigente dell'US Milanese. Varisco si rese protagonista di una conduzione di gara a dir poco discutibile, che portò’ i bianconeri alla vittoria e fece gridare i liguri al complotto, non perché avesse voluto favorire i bianconeri, ma perché da ex giocatore ce l’aveva con il Genoa che lo aveva beffato più volte sul campo anni prima in modo poco pulito, non regolamentare. La settimana seguente Juventus-Inter venne giocata, secondo un'inopportuna decisione federale, proprio a Genova, dove i bianconeri vennero accolti da un clima decisamente ostile che intimorì’ non poco il direttore di gara il quale si mostrò’ molto accondiscendente verso la tifoseria genoana che imprecava contro i giocatori bianconeri e gli juventini persero. A questo punto, mentre tutti si aspettavano che l'ultima sfida si disputasse a Torino, con un altro colpo di scena la figc la collocò’ invece a Modena. Ne uscì un pareggio, anche questa volta con mille recriminazioni da parte dei genoani, e la virtuale incoronazione dei nerazzurri. Addirittura la figc (volutamente scritto minuscolo) proclamo’ l'Inter campione d'Italia prima ancora che si disputasse  la gara con il Livorno, con scarso rispetto quindi per il  centro e per il sud, ritenuti a priori incapaci di vincere la finalissima.

Tale fu il giudizio de La Stampa sul Livorno:
«L'Internazionale F.C. ha arrischiato di farsi mettere in iscacco dall'...audace squadra dell'U.S. Livorno, campioni di football dell'Italia centro-meridionale. L'U.S. Livorno dev'essere tornata piena di orgoglio ai propri lari. Cedere di misura ad una squadra come quella dei nero azzurri, per due goals contro tre, dopo di aver giuocato due terzi della partita con dieci uomini, può essere considerato dai livornesi come una mezza vittoria. Essi dovettero il brillante risultato alla loro resistenza e ad una grande tenacia di tutti i loro elementi, sorretti da un meraviglioso entusiasmo».
L'Inter, complice l'infortunio al 29° del terzino livornese Innocenti I, che costrinse il Livorno a giocare il resto della partita in 10, dominò il primo tempo, al termine del quale vinceva 3-0 con doppietta di Agradi al 12° e al 34° e gol di Aebi al 44° dopo che Magnozzi del Livorno sullo 0-0 aveva fallito un calcio di rigore. Nella ripresa tuttavia si ebbe il risveglio dei livornesi e i neroazzurri «devono subire una superiorità effettiva da parte di coloro i quali sono stati fino allora dominati»: addirittura la difesa dell'Inter «deve prodigarsi a tutt'uomo per evitare gravi sorprese» perché sfinita. All'8º minuto della ripresa il giocatore neroazzurro Viganò si infortunò e, anche se riuscì a rientrare in campo, il suo rendimento ne risentì molto. I gol livornesi arrivarono nel finale: al 38º minuto, dopo una palla gol del Livorno sventata in corner da Francesconi, sul successivo calcio d'angolo, battuto da Corte, Magnozzi insaccò di testa, accorciando le distanze; quattro minuti dopo, approfittando di una mischia in area neroazzurra e di «un arresto insufficiente» del portiere neroazzurro, coperto dai compagni, Magnozzi segnò di nuovo, portando il risultato sul 3-2.
A questo punto il Livorno cercò di pareggiare, ma ormai non mancavano che tre minuti alla fine della partita e non ci riuscì e l’inter vinse così, anche se con più fatica del previsto, il suo secondo campionato italiano.


1919-20

Classifica girone A  Piemonte

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
DR
1.
 Pro Vercelli
16
10
7
2
1
29
7
+22
1.
Juventus
16
10
6
4
0
25
5
+20
3.
Torino
15
10
6
3
1
27
10
+17
4.
Biellese
5
10
2
1
7
12
34
-22
5.
Amatori Torino
4
10
1
2
7
12
32
-20
6.
Alessandrina
4
10
1
2
7
7
24
-17


Girone B Semifinale Nazionale

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
DR
1.
Juventus
17
10
8
1
1
21
4
+17
2.
US Milanese
15
10
7
1
2
14
10
+4
3.
Modena
9
10
4
1
5
17
13
+4
4.
Casale
8
10
2
4
4
7
8
-1
5.
Brescia
6
10
2
2
6
4
14
-10
6.
Padova
5
10
2
1
7
10
24
-14


Fase finale

Juventus 3-2 Genoa
Inter 1-0 Juventus
Genoa 1-1 Inter

Classifica 

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
DR
1.
Inter
3
2
1
1
0
2
1
+1
2.
Juventus
2
2
1
0
1
3
3
0
3.
Genoa
1
2
0
1
1
3
4
-1

Finalissima

Inter 3-2 Livorno

Secondo titolo per l’Inter (il 1°era stato “conquistato”contro i bambini  undicenni della Pro Vercelli). 
Vittoriosa 3-2 nella finale di Bologna contro il Livorno, l’Inter conquista il suo secondo campionato italiano di calcio. Gli amaranto, in dieci dal 7’ per l’infortunio di Innocenti I, hanno fallito con Magnozzi un calcio di rigore (sullo 0-0), poi i nerazzurri sono andati a segno con Conti (22’), Aebi (36’), Cevenini III (40’), chiudendo il primo tempo sul 3-0. Nella ripresa lo stesso Magnozzi ha accorciato le distanze con una doppietta (57’, 67’), ma i toscani non son riusciti a completare la rimonta.

1920-21 
Nonostante gli impegni che la Federazione aveva preso nelle primissime riunioni del dopoguerra per procedere ad una razionalizzazione del campionato e ad una riduzione delle squadre partecipanti, al contrario nel 1920 i Comitati Regionali e le piccole squadre riuscirono ad ottenere l'ennesimo ingrandimento del torneo, che raggiunse dimensioni colossali. Invero, nella riunione del 4 luglio 1920 che aveva sancito lo spostamento della sede della FIGC a Milano, si era giunti alla rottura e alla costituzione dell'effimera Lega Italiana del Giuoco del Calcio ad opera delle maggiori società piemontesi guidate da Juventus e Pro Vercelli forti della presentazione del Progetto Pozzo. Ma già il 25 settembre seguente le secessioniste abdicarono ai loro propositi rientrando nei ranghi federali avendo ricevuto garanzia che il campionato si sarebbe chiuso in anticipo. Nulla poteva far loro pensare che dopo la fine del conflitto molte società si sarebbero attrezzate con degli impianti sportivi validi (secondo la normativa FIGC) e che dopo gli adempimenti formali (compreso gravosi adempimenti finanziari, una spesa che non tutte le società calcistiche dell'epoca potevano sostenere) e aver disputato un solo campionato di Promozione queste sarebbero state velocemente inserite nel massimo campionato italiano di diritto oppure con degli spareggi di qualificazione e sommari ripescaggi. Che i Comitati Regionali fossero oramai divenuti arbitri insindacabili dei propri rispettivi tornei è inoppugnabile: erano le nuove forze calcistiche a eleggere i loro rappresentanti regionali e spingere perché questo gioco che ormai aveva raggiunto anche tutti gli angoli remoti delle province più piccole portasse alla ribalta nuovi protagonisti. Malgrado continuassero ad anticipare l'inizio dei campionati la formula rimaneva inalterata procrastinando le finali per l'attribuzione del titolo regionale e di conseguenza ritardando la definizione delle squadre qualificate alle eliminatorie nazionali. Se il Piemonte fu l'unico a lasciare il suo torneo inalterato, e la Liguria aumentò di sole due unità le sue iscritte, il Veneto e l'Emilia scissero addirittura i loro tornei in una prima fase (le eliminatorie delle eliminatorie!) e in una fase finale, mentre la Lombardia dato l'alto numero delle squadre iscritte, arrivò ad istituire sei gironi preliminari al girone finale regionale. Il termine di questo infinito meccanismo cadde solo dopo Pasqua, e quindi la Federazione fu costretta addirittura a ridurre la fase nazionale, spezzata in quattro gruppi preliminari al quadrangolare conclusivo e alla finalissima da svolgersi oramai in piena estate, mentre in passato all'inizio dell'estate con l'arrivo della "canicola" tutto era già terminato da più di un mese. Il vincitore del torneo centro-meridionale doveva uscire dalla sfida fra le vincitrici di due minitornei interregionali, composti dalle prime due classificate dei campionati regionali di Toscana, Lazio e Campania. Il Livorno, dopo aver sfiorato lo scudetto l'anno precedente, ci riprovò. Dovette però affrontare la concorrenza del Pisa che in estate si era rinforzato molto. Le eliminatorie regionali riservarono molte sorprese: il Livorno, dopo essere stato a lungo in testa alla classifica del campionato toscano, perse la partita decisiva contro il Pisa per 3-0 facendosi superare in classifica proprio dai nerazzurri, anche se il secondo posto nel torneo toscano gli permise comunque di qualificarsi alle semifinali interregionali. Nel girone campano invece la Puteolana che lo aveva vinto venne squalificata e tolta dalla classifica per illecito sportivo e al suo posto si qualificò, oltre al Naples, anche la Bagnolese. Nel girone laziale infine si qualificarono Fortitudo e Lazio, mentre l'Audace, semifinalista nella stagione precedente, deluse arrivando solo quinta. Nelle semifinali interregionali si ebbe il dominio delle toscane che si sbarazzarono facilmente delle campane e delle laziali e si qualificarono entrambe alla finale. Dopo uno scontro fratricida la finale venne vinta dal Pisa per 1-0. Ad affrontare nella finalissima nazionale i campioni del Nord della Pro Vercelli furono dunque i nerazzurri. Quella che diverrà l'ultima edizione dei campionati regionali disputata dalle grandi squadre, riservò quelle sorprese che non si erano verificate negli anni precedenti. La notizia clamorosa arrivò dal Piemonte dove la Juventus, finalista nel 1920, fu malamente eliminata vincendo soltanto quattro delle dieci gare disputate. Sempre nei territori sabaudi, anche gli ex-campioni del Casale andarono incontro ad una triste sorte. E pure nelle altre Regioni non mancarono esiti insoliti per i lunghi e stancanti tornei, con grandi nomi come il Genoa e il Milan ridotti a qualificarsi sul filo del rasoio. Il campionato nazionale, spezzettato in quattro gironcini dato lo scarso tempo rimasto, non lesinò esiti clamorosi. Saltò all'occhio il pessimo comportamento delle tre milanesi, evidentemente spossate dall'interminabile percorso che avevano dovuto precedentemente affrontare. Se anche le due genovesi non brillarono, come pure, ma questo non era certo una novità, le rappresentanti del Veneto, fu invece splendido il comportamento delle emiliane, certificando il definitivo raggiungimento da parte del calcio cispadano dei livelli di quello originario del Triangolo Industriale. Il ruolo guida fu comunque sempre quello del Piemonte, sede della Federazione e Regione di spicco del calcio italiano, che conquistò due dei tre posti in finale, senza contare il Torino costretto al ritiro dopo un infinito ed indecidibile pareggio contro il Legnano. Nel girone A il Bologna non ebbe particolari problemi ad eliminare il blasonato Genoa: una vittoria e un pareggio negli scontri diretti, a cui si aggiunse il passo falso del Grifone contro un non irresistibile Milan (pareggio 2-2), furono più che sufficienti per chiudere il girone al primo posto, con tre punti di vantaggio sui genoani. Nel girone D, invece, la Pro Vercelli ebbe la meglio per un punto sulla sorpresa del torneo, la US Torinese: gli scontri diretti terminarono con una vittoria a testa (2-0 vercellese all'andata e vittoria della Torinese 3-0 al ritorno), ma fu la Pro Vercelli a chiudere in testa il girone a causa del passo falso della Torinese contro l'Inter (uno spettacolare 4-4 con la Torinese in vantaggio 4-3 fino a un minuto dal termine ma beffata alla fine dal gol del pareggio neroazzurro).
Va inoltre aggiunto che a minare la regolarità dei risultati del girone intervenne il ritiro dell'Inter nel girone di ritorno, che agevolò la Pro Vercelli a scapito della Torinese: Inter-Pro Vercelli si sarebbe dovuta disputare alla prima giornata, il 10 aprile, ma la partita fu sospesa a causa di incidenti (una rissa in campo punita gravemente dalla FIGC con pesanti squalifiche ai giocatori coinvolti) e rinviata alla fine del girone; tuttavia, i neroazzurri, dopo aver sconfitto il fanalino di coda del girone, la Bentegodi, e imposto il beffardo pari alla Torinese (4-4), decisero, all'inizio del girone di ritorno, di ritirarsi dal campionato, dando forfait per tutte le quattro partite rimanenti da disputare: ne conseguì che la Pro Vercelli ottenne due vittorie a tavolino contro un avversario ostico come l'Inter (campione d'Italia in carica), beffando così l'US Torinese, che perse un punto decisivo proprio contro i neroazzurri; e fu proprio quel punto perso contro l'Inter a fare la differenza e a permettere alla Pro Vercelli di staccare in classifica la Torinese.
I gironi B e C, invece, furono ben più incerti e richiesero degli spareggi per deciderne le vincitrici. Nel girone B, definito da La Stampa "quello di ferro", al termine del girone di ritorno (ma con due partite ancora da recuperare), erano in testa alla classifica ben tre squadre: Alessandria, Modena e Doria; l'Alessandria, battendo la Doria nel primo recupero, si portò in testa, ma la settimana successiva il Modena batté nel secondo recupero la Doria, raggiungendo in testa l'Alessandria e rendendo necessario uno spareggio in cui trionfò l'Alessandria per 4-0. Nel girone C, invece, il Legnano, dopo la vittoria nello scontro diretto all'ultima giornata, sembrava in grado di poter aver la meglio sul Torino, essendo in testa alla classifica a pari merito con i granata torinisti ma con una partita da recuperare contro il Mantova fanalino di coda: allorché un'inaspettata sconfitta a Mantova nel suddetto recupero impedì ai Lilla di operare il sorpasso, rendendo necessario uno spareggio tra le due compagini: esso si disputò sul neutro di Vercelli e fu sospeso sul risultato di 1-1 durante l'"oltranza", dopo ben due ore e 38 minuti di gioco. La ripetizione dello spareggio si sarebbe dovuta disputare la settimana successiva, ma le due squadre, ormai spossate, decisero di rinunciare alle Finali ritirandosi dal campionato. Le finali si disputarono oramai in piena estate a luglio. E la Pro Vercelli, tra cui spiccavano giocatori della Nazionale come Guido Ara, ebbe buon gioco ad imporsi contro le sue inesperte avversarie. Nel primo turno delle finali travolse l'Alessandria per 4-0 in una partita caratterizzata da un gioco rude e violento: già sotto per 3-0 alla fine del primo tempo (reti di Rampini al 1º minuto, Gay e Rosetta), l'Alessandria subì un quarto gol nella ripresa (siglato da Gay) e, come se non bastasse, il suo giocatore Moretti si infortunò dopo un violento contrasto con Rampini nel tentativo disperato di impedirgli di segnare il gol del 5-0; in seguito a ciò, a 30 minuti dalla fine dell'incontro, l'Alessandria decise di ritirarsi dall'incontro, e il risultato di 4-0 fu omologato dalla FIGC.  Nell'ultima e decisiva partita delle Finali, contro il Bologna (2-1), la Pro Vercelli si trovò invece subito in difficoltà di fronte all'elevato tasso tecnico della squadra emiliana: al 20° del primo tempo infatti il Bologna si portò in vantaggio con Alberti su assist di Pozzi, dominando per ampi tratti del primo tempo, e il gol del pareggio vercellese, siglato da Ardissone, giunse solo nella ripresa; poiché i tempi regolamentari terminarono sul risultato di 1-1, furono necessari i tempi supplementari, nei quali però nessuna delle due squadre riuscì a segnare; fu quindi necessario giocare "ad oltranza", ovvero disputare ulteriori tempi supplementari finché una delle due squadre non avrebbe segnato quello che oggi verrebbe definito un "golden goal"; nel corso dell'oltranza, il Bologna predominò per ampi tratti dell'incontro, prendendo d'assalto la porta avversaria, ma la Pro Vercelli, seppur in difficoltà, riuscì a difendersi bene e, in un'azione di contropiede, su rilancio di Rosetta, i vercellesi riuscirono a segnare il gol della vittoria siglato da Gay. Il Bologna protestò per una presunta posizione in fuorigioco del marcatore del gol decisivo, ma la folla invase il campo e l'arbitro convalidò il gol, ponendo fine alla partita, quando ormai era già buio.  Poco dopo l'incontro, vi fu un grave incidente: mentre un tram trasportava il pubblico verso la stazione, vennero sparati contro la vettura dei colpi di rivoltella, che ferirono alcune persone; «Fascisti!», fu urlato alla vettura; «No, Footballers!», fu risposto, e gli sparatori si ecclissarono. Grazie a questa vittoria, i bianchi leoni accedettero alla finalissima contro il sorprendente e dinamico Pisa (campione centro-sud) che si giocò il 24 luglio 1921.
Non fu affatto facile per la Pro battere i toscani, nonostante questi fossero stati ridotti in dieci già dai primi minuti dall'infortunio di Gnerucci dovuto a un fallo del vercellese Rampini, non punito con l'espulsione nonostante le proteste toscane. Nonostante la superiorità numerica, la Pro Vercelli, pur attaccando, segnò nel primo tempo solo un gol, anche grazie alle impeccabili parate del portiere del Pisa Giani, il migliore in campo, la cui prestazione venne lodata dalle cronache dell'epoca in quanto sventò numerose palle gol create dai vercellesi: secondo La Stampa, se ci fosse stato un portiere diverso da Giani, la Pro Vercelli avrebbe potuto segnare chissà quanti gol. Nel primo minuto della ripresa il Pisa pareggiò su rigore, ma la Pro ritrovò poco dopo il vantaggio con una rete contestata dai giocatori pisani, che sostenevano che il gol fosse irregolare per un fuorigioco. L'arbitro Olivari espulse per proteste un altro giocatore del Pisa, riducendolo in nove uomini. Sfruttando la doppia superiorità numerica, la Pro Vercelli riuscì a mantenere il vantaggio e vinse per 2-1. Il Pisa protestò sia per la scelta di Torino (molto più vicina a Vercelli che a Pisa) come "campo neutro", sia per l'arbitraggio (ritenuto dai pisani di parte e favorevole alla Pro Vercelli, a causa della mancata espulsione di Rampini, del gol vercellese in off-side e per l'espulsione di un giocatore del Pisa per proteste), e chiese la ripetizione della finalissima, ma la federazione respinse tale reclamo e il titolo di "Campioni d'Italia" andò alla Pro Vercelli.
La mattinata della stessa domenica in cui era in programma la finalissima fra Pro Vercelli e Pisa, nel capoluogo piemontese si svolse un Consiglio Federale fra i dirigenti ivi intervenuti per assistere alla gara. Il futuro allenatore della Nazionale, Vittorio Pozzo, si fece interprete dell'insoddisfazione delle grandi società e presentò un suo progetto per una drastica riforma del campionato. La discussione nell'assemblea fu molto accesa, ed anche questa volta, come accaduto molto spesso in passato, furono le piccole squadre che, temendo di scomparire, fecero valere il loro peso numerico, e così il Progetto Pozzo fu respinto. Stavolta però l'esito fu ben diverso. Le grandi e medie società non erano più disposte ad iniziare una nuova stagione nelle condizioni di quella appena conclusa e, nel giro di pochissimo tempo, tra il 27 e il 28 agosto, ventiquattro fra le migliori squadre del campionato secessionarono in massa dalla FIGC dando vita privatamente alla Confederazione Calcistica Italiana, che rifiutò ulteriori richieste di rientrare in seno alla FIGC e organizzò un torneo strutturato sul modello presentato da colui che condurrà l'Italia alla doppia vittoria mondiale. A questo campionato, vista la genesi della scissione e al rango delle squadre del Nord ci si riferirà spesso, già all'epoca dei fatti, come "torneo delle 24", ma di fatto, oltre alle 24 squadre della Lega Nord, divise in due gironi, parteciparono anche 32 squadre della Lega Sud, divise in cinque gironi su base regionale. Inoltre molte altre squadre minori aderirono alla C.C.I. andando a costituire una vera e propria seconda serie della C.C.I. denominata Seconda Divisione.

1921-22
La continua e smisurata crescita del numero delle società partecipanti al campionato italiano aveva generato una gravissima crisi nel movimento. Il 24 luglio 1921 infatti, in un'infuocata assemblea tenutasi a Torino, un progetto di riforma, preparato da Vittorio Pozzo su spinta dei grandi club, era stato respinto da una Federazione sempre più dominata dalle piccole formazioni amatoriali. La risposta delle grandi società non si fece attendere, e nel giro di poche settimane le 24 migliori squadre abbandonarono il campionato ufficiale per crearsene uno privato tutto per loro, sotto l'egida della neo costituita Confederazione Calcistica Italiana, con sede a Milano. Per di più, il ben maggiore livello sportivo e la più consistente disponibilità economica delle contestatrici attirò nel nuovo progetto l'intero girone centro-meridionale, oltre a numerose formazioni minori che furono inquadrate in una Seconda Divisione. Fu così che la Confederazione poté organizzare un nuovo campionato basato sullo schema del Progetto Pozzo. Le ventiquattro società settentrionali, riunite nella Lega Nord, furono suddivise in due raggruppamenti mediante un sorteggio che aveva però precisi picchetti geografici: ogni Regione doveva avere le sue formazioni equamente suddivise fra i due gironi, e per motivi sia di ordine pubblico sia di varietà nelle trasferte erano vietati i derby, con l'unica inevitabile eccezione delle tre milanesi di cui due furono giocoforza messe insieme. Ciascun gruppo costituiva un lineare torneo, come verrà definito in seguito, all'italiana, con gare di andata e ritorno. Al Sud la carenza di infrastrutture e le difficoltà da parte di molti club ad intraprendere frequenti trasferte consigliò di mantenere il vecchio meccanismo dei campionati regionali. Furono però ammesse nuove Regioni: le Marche, le Puglie e la Sicilia. La Lega Sud avrebbe poi organizzato le fasi finali tra i campioni regionali, il cui vincitore sarebbe stato ammesso all'onore della finalissima coi campioni settentrionali, sfida che tornava però ad essere una pura formalità dopo l'aggregazione della Toscana al torneo del Nord. Il nuovo campionato diede modo di valutare appieno la consistenza delle varie squadre nell'arco di un'intera stagione. Decisamente agevole fu il cammino del Genoa nel girone B; un doppio pareggio con la più immediata inseguitrice, l'Alessandria, fu più che sufficiente per garantire ai Grifoni un comodo accesso alla finale. Regolare fu anche, nel girone A, il percorso dei Campioni in carica della Pro Vercelli, anche se costoro dovettero guardarsi dalla foga dei loro vicini del Novara, autori di un'ottima annata. Decisamente più deludenti le performance di altre formazioni di primo piano del panorama calcistico nazionale, in particolare le due torinesi e il Milan, che ebbero un passo assai stentato. Una citazione a parte va invece fatta riguardo all'Inter, che incappò nella peggior stagione della sua storia. La squadra che solo due anni prima aveva saputo raggiungere il titolo, si ritrovò con un attacco poco graffiante, e soprattutto con un'autentica difesa colabrodo che le costò eclatanti sconfitte tennistiche in più occasioni. Ultimi con soli tre punti al giro di boa, i nerazzurri non riuscirono a evitare l'ultimo posto del proprio raggruppamento; dovevano, per rimanere in Prima Divisione, disputare un particolare spareggio salvezza-promozione interdivisionale contro lo Sport Club Italia di Milano, seconda classificata di Seconda Divisione, dopo la finalissima del torneo dell'11 e del 18 giugno 1922. Il 26 giugno si verificò però la riunificazione dei due campionati, avvenuta sulla base del Compromesso Colombo che, derogando alle regole prestabilite, stabiliva dei nuovi spareggi incrociati tra squadre FIGC e squadre CCI per la permanenza nella massima serie, coinvolgendo anche formazioni già salve in base al vecchio regolamento confederale. Il nuovo meccanismo del Compromesso costrinse Vicenza ed Inter, ultime classificate dei rispettivi gironi, a disputare non più una, ma due sfide-salvezza per assicurarsi la permanenza in Prima Divisione. Nel girone A il Vicenza perse subito il primo spareggio contro la vincitrice della Seconda Divisione (il Derthona) e retrocesse immediatamente. Livorno e Spezia, salve secondo il precedente regolamento CCI, disputarono i nuovi spareggi contro le squadre federali, vincendoli e rimanendo in massima serie.
Nel girone B, il 2 luglio 1922 l'Inter vinse a tavolino il primo spareggio contro lo Sport Club Italia che, probabilmente a causa del servizio di leva, non riuscì a schierare in campo 11 giocatori, mentre nel secondo spareggio i nerazzurri si salvarono definitivamente battendo in un doppio confronto (il 9 ed il 16 luglio) la toscana Libertas Firenze, compagine del torneo FIGC. [1] Brescia e Venezia, già salve prima del Compromesso, dovettero anch'esse disputare le nuove sfide-salvezza; le Rondinelle riuscirono a salvarsi, mentre i veneti, sconfitti da una squadra federale, diedero invece l'addio alla massima serie.

[1] : La stagione 1921-22 del calcio italiano fu caratterizzata da uno strano svolgimento di due distinti campionati.  Le grandi e medie società infatti, contrarie all'enorme numero di partecipanti al massimo torneo nazionale e desiderose di una riduzione dei ranghi, avevano affidato a Vittorio Pozzo il compito di elaborare un progetto di riforma volto ad una drastica compressione delle partecipanti al campionato. Il voto contrario delle piccole squadre, maggioritarie nel consiglio direttivo della Federcalcio, comportò la fuga delle grandi società, che fondarono la Confederazione Calcistica Italiana ed organizzarono un proprio campionato privato in contrapposizione a quello Federale. A farla da protagonista in questa ambigua decisione fu l'Ambrosiana (vecchia denominazione dell'Inter). Questa squadra nella serie a 1921/1922 arrivò ultima ottenendo così la pesante ma più che giusta retrocessione alla Serie B.  La Lega Nord allora, per conto dell'Ambrosiana, decise di optare per due campionati in modo da salvare l'Inter dal triste destino. Tutto questo avvenne con il Compromesso Colombo, il quale permise la formazione di due Campionati (Lega Nord e Lega Sud) e la salvezza dell'Ambrosiana dalla Serie B. Episodio che generò scandalo all'epoca, dato che si trattava di una decisone fraudolenta a favore della  squadra meneghina. Sulla retrocessione del 1922 c’è qualcosa di importante e grave da far notare, ad esempio: i campionati si sono conclusi a marzo e si decisero gli spareggi cambiando le regole in corsa (perché in realtà non erano previsti) col Compromesso Colombo solo il 22 giugno! Quindi sono già passati 3 mesi! Colombo era il direttore della Gazzetta. Per il primo spareggio, fu creata ad hoc una squadra con meno di 11 giocatori per farla ritirare e  nel secondo  è stata affrontata la Libertas Firenze, che era fallita a fine campionato e quindi bersaglio facile.  Fecero fare gli spareggi anche a squadre che sul campo si erano già salvate!!  Lo spareggio, se si deve fare (se, visto che non erano previsti ma è stato un cambiamento di regole in corsa), lo fa chi è già retrocesso! Non chi è salvo! Attenzione: non si tratta di spareggi del tipo Parma-Bologna 2005! (erano a pari punti, quindi nessuna delle due era salva). Ci sono accoppiamenti di squadre salve contro squadre retrocesse o addiritura squadre salve contro altre salve in alcuni casi ! E quindi l’Inter  fu ripescata a spese del Venezia (salvatosi in Campionato) e si evitò la retrocessione (luglio 1922).

Classifica finale

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
Genoa
37
22
16
5
1
61
13
2.
Alessandria
28
22
9
10
3
41
24
3.
Pisa
27
22
12
3
7
53
28
4.
Modena
26
22
12
2
8
34
33
5.
Padova
23
22
10
3
9
30
36
6.
Casale
20
22
7
6
9
33
27
6.
Legnano
20
22
7
6
9
28
29
6.
Torino
20
22
6
8
8
21
29
9.
Savona
18
22
9
2
11
28
33
10.
Brescia
17
22
6
3
13
19
33
10.
Venezia
17
22
7
3
12
19
45
12.
   Inter
11
22
3
5
14
29
66


Tutto questo per dire che non è mai esistito “il bel calcio di una volta”. Non mi riferisco al solo caso dell’Inter che dal 1910 al 2010 ha sempre pianto e fottuto, ma anche a tutte le nobili decadute che in questi anni di cui sto scrivendo vincevano spesso e oggi si vuole far passare quell’epoca come pulita, come calcio eroico, mentre la realtà è che solo la più calunniata delle squadre italiane, la più odiata, si è costruita la propria leggenda partendo dalla polvere e lottando da sola contro tutti, come nessun altro avrebbe sopportato fare.
Noi nel 1913 arrivammo ultimi in un gironcino e non in un intero Campionato, inoltre non avevamo gli 11 da schierare e il calcio era ancora un passatempo e non una professione. I giocatori erano non solo calciatori, facevano anche altri sport ma vivevano di un lavoro, non guadagnavano giocando al calcio, negli anni venti invece il professionismo era già praticato “sottobanco” da tutti, era finito il tempo del calcio praticato per hobby. Ma in ogni caso la retrocessione non è una vergogna, può capitare. Nel 2006 ci hanno fatto retrocedere a tavolino coloro i quali meritavano la radiazione.


Con l’'idea di Vittorio Pozzo nella prima annata della sua applicazione in finale si presentarono le due più titolate formazioni del calcio italiano. La maggior parte dei giocatori che scesero in campo avevano già assaporato la gioia della vittoria del titolo. La finale che ne risultò fu assai equilibrata, risolvendosi solo nel ritorno a Marassi con un gol di Alessandro Rampini che sbancò il campo dei temibili avversari genovesi. La finalissima coi romani della Fortitudo diede ai Bianchi Leoni il loro settimo sigillo sul campionato, tanti quanti ne avevano all'epoca proprio i genoani. Nella stagione 1921-1922 la Juve fu iscritta al Campionato della Confederazione Calcistica Italiana (C.C.I.), un settore dissidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), con sede a Milano. La scissione fu il risultato delle proteste di alcune squadre squadre che mal digerivano l'eccessivo affollamento dei tornei (al campionato precedente, dove la Juventus si classificò al quarto posto del Gruppo A del Girone Piemontese, parteciparono ottantotto squadre, un record).

1922-23
Dopo la tribolata stagione 1921-22, caratterizzata in Italia dalla disputa di due diversi e concorrenti campionati di calcio a causa della lite fra grandi e piccole società relativamente al numero di partecipanti al torneo, il Compromesso Colombo, emanato il 22 giugno 1922, aveva sanato lo scisma e dettato le linee fondamentali dell'organizzazione di quello che era divenuto oramai lo sport nazionale italiano. Secondo il dettato del Compromesso, la nuova stagione fu organizzata sulla base di 36 squadre, individuate dallo stesso lodo arbitrale, suddivise in tre gironi di livello nazionale gestiti dalla Lega Nord, mentre nel Meridione continuarono a disputarsi i tradizionali campionati regionali, ora coordinati dalla Lega Sud. La struttura era però transitoria, perché le squadre del torneo settentrionale dovevano scendere a 24, secondo il modello del Progetto Pozzo, fin dalla stagione successiva, per cui si stabilì la retrocessione di ben quattro società per ciascun girone, oltre al blocco una tantum delle promozioni dalla Seconda Divisione. A causa del numero elevato di partecipanti, la FIGC aveva dovuto organizzare un torneo di qualificazione al fine di ridurli a tre gironi composti di 12 squadre ciascuno, ricordando che dopo la fusione di U.S. Livorno e Pro Livorno si era liberato un posto in Prima Divisione, e si rese necessario riorganizzarlo, con i turni che passarono da tre a cinque. Finalmente riunificato, il campionato aveva nelle due finaliste della precedente stagione confederale le favorite al titolo anche per questo torneo. In particolare il Genoa si era rinforzato con l'arrivo del terzino Delfo Bellini dalla Sampierdarenese, che si andava ad aggiungere al ritorno di Aristodemo Santamaria, che aveva appena condotto al successo la Novese e sempre dal club piemontese Ettore Neri. I grifoni disputarono uno splendido campionato e raggiunsero la finale da imbattuti: solo un caparbio Legnano, secondo classificato nel girone eliminatorio, uscì indenne da entrambi i confronti coi rossoblu. Nello stesso raggruppamento Milan e Juventus furono sopravanzate da un Bologna in continua crescita di stagione in stagione, battuto in casa dopo lungo tempo solo dai liguri e capace di rifilare all’Udinese addirittura quattordici gol. Dal canto loro, i campioni in carica della Pro Vercelli gestirono abbastanza agilmente gli attacchi di un rigenerato Torino e della sorprendente Sampierdarenese. Presto fuori dai giochi l'Inter che, convalescente dopo la rocambolesca salvezza estiva, non poté far altro che cercare di disputare un campionato più tranquillo. Nel terzo raggruppamento, oggettivamente di minor tasso tecnico, si mise in mostra la vera sorpresa del campionato, il Padova, che impegnò in un concitato testa a testa i ben più quotati piemontesi dell'Alessandria, riuscendo alfine a sopravanzarli nello spareggio di Milano. Subito dietro alle due contendenti si piazzò il Livorno, che tre anni prima si era aggiudicato il torneo del Sud. Deludente, invece, fu il comportamento dei campioni federali uscenti della Novese: seppur indubbiamente indeboliti dalla partenza di alcuni uomini-chiave che l'avevano portata al titolo, il basso profilo della loro annata fu la riprova della mediocrità del torneo federale della precedente stagione, e della sensatezza della riunificazione che fu confermata anche dalle retrocessioni: soltanto cinque delle formazioni provenienti dal precedente torneo della FIGC riuscirono a salvarsi (Sampierdarenese, Virtus Bologna, Cremonese, SPAL e Novese), contro le diciannove della disciolta CCI. Rocambolesco fu, in particolare, il cammino dello Spezia: ripescato inizialmente per la fusione delle due società livornesi, che aveva liberato un posto nella massima serie, si buscò una pesantissima squalifica del campo di un anno, in seguito ai gravissimi incidenti che costellarono la gara al Picco contro gli acerrimi rivali genoani, con ripetuti tentativi di aggressione all'arbitro, sia allo stadio che, successivamente, alla stazione. Le numerose gare in campo neutro influirono negativamente sulle prestazioni degli aquilotti, che furono costretti allo spareggio-salvezza contro il Derthona: una prima gara si concluse con un nulla di fatto dopo ben 3 ore e 17 minuti di gioco, a quei tempi in caso di parità si procedeva a continuare la partita fino a che una delle due squadre segnasse, sospesa infine per oscurità; la ripetizione, vinta dagli spezzini di misura, sancì la retrocessione dei tortonesi. Il perfetto meccanismo genoano non conobbe intoppi neanche nelle finali. Il primo appuntamento clou si svolse a Vercelli, dove i campioni in carica vennero raggiunti dai rossoblu nel secondo tempo. Poi fortuna per i Grifoni tra lo stupore generale l'arrembante Padova batté nettamente la Pro. Quando a loro volta gli euganei andarono a perdere a Marassi, la strada per i liguri parve spianata. Ma fu in quel frangente che si assistette al ritorno della Pro Vercelli che, vendicandosi dei patavini in casa, si portò a pari punti coi grifoni . Fu a questo punto che la gara di Marassi del 24 giugno assunse il ruolo di finale per il titolo: in uno stadio gremito da più di diecimila spettatori, una rete di Sardi portò il Genoa al trionfo. Per la consueta passerella conclusiva l'avversaria fu la Lazio, dove militava un giovane Fulvio Bernardini.

    Le squadre qualificate nei rispettivi gironi regionali 1919-1920

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
 Genoa
19
10
9
1
0
49
3
2.
 Andrea Doria
15
10
6
3
1
29
9

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
 Pro Vercelli
16
10
7
2
1
29
7
1.
 Juventus
16
10
6
4
0
25
5
3.
 Torino
15
10
6
3
1
27
10

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
 Alessandria
19
10
9
1
0
29
7
2.
 Casale
12
10
5
2
3
20
13
3.
 Novara
11
10
5
1
4
25
14

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
 Inter
18
10
8
2
0
42
12
2.
 Brescia
14
10
6
2
2
21
16

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
 Milan
20
10
10
0
0
43
8
2.
 Enotria Goliardo
14
10
7
0
3
24
15

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
 US Milanese
18
10
8
2
0
35
8
2.
 Legnano
15
10
7
1
2
26
7

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
 Padova
17
10
8
1
1
25
6
2.
 Venezia
13
10
5
3
2
13
9

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
 Bologna
18
10
8
2
0
39
5
2.
 Modena
15
10
6
3
1
30
6


Gironi Semifinali interregionali

Gruppo A

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
 Genoa
19
10
9
1
0
24
4
2.
 Pro Vercelli
14
10
6
2
2
20
11
3.
 Alessandria
11
10
5
1
4
12
11
4.
 Milan
9
10
4
1
5
13
16
5.
 Legnano
5
10
1
3
6
7
18
6.
 Venezia
2
10
0
2
8
5
21

Gruppo B

Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
 Juventus
17
10
8
1
1
21
4
2.
 US Milanese
15
10
7
1
2
14
10
3.
 Modena
9
10
4
1
5
17
13
4.
 Casale
8
10
2
4
4
7
8
5.
 Brescia
6
10
2
2
6
4
14
6.
 Padova
5
10
2
1
7
10
24

Gruppo C


Pos.
Squadra
Pt
G
V
N
P
GF
GS
1.
 Inter
16
10
7
2
1
37
13
2.
 Novara
13
10
6
1
3
22
15
2.
 Bologna
13
10
6
1
3
20
14
4.
 Torino
9
10
4
1
5
17
21
5.
 Andrea Doria
5
10
2
1
7
14
21
6.
 Enotria Goliardo
4
10
2
0
8
11
37

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